Una voce direttamente dalla guerra. Al Macfrut, il salone internazionale dell’ortofrutta in corso a Rimini, è salito sul palco il ministro dell’agricoltura del Libano, Nizar Hani, per raccontare un Paese messo in ginocchio dal conflitto in corso. “Siamo sfiniti da questa guerra – ha dichiarato – speriamo di raggiungere presto un accordo di pace con Israele”. La sua presenza alla fiera non è solo simbolica: Hani ha firmato un accordo di cooperazione con il suo omologo italiano, Francesco Lollobrigida, per rafforzare i legami tra i due Paesi nel settore agroalimentare.
Ma il messaggio principale è stato un grido d’allarme sulle conseguenze devastanti del conflitto per l’agricoltura libanese. “Un quarto della popolazione ha dovuto lasciare le sue case – ha spiegato – e il 22% dei nostri terreni agricoli sono coinvolti nel conflitto. Si tratta di più di 50mila ettari. Tutto viene colpito: popolo, economia, infrastrutture”. Un racconto che ha scosso la platea del Macfrut, dove solitamente si parla di mercati, trend e innovazione, ma che quest’anno ha dovuto fare i conti con la geopolitica più drammatica.
L’incontro bilaterale a Washington e lo scoglio Hezbollah
Giovedì prossimo a Washington si terrà un incontro bilaterale Libano-Israele. “Abbiamo deciso di fare negoziati diretti – ha detto Hani – sperando che questo porti a un futuro più stabile per l’intera regione. Speriamo che il cessate il fuoco venga esteso e che si giunga a un accordo tra i nostri due Paesi”. Tuttavia, la milizia filo-iraniana Hezbollah ha già annunciato che non rispetterà alcun patto, e nei giorni scorsi ha ucciso un casco blu francese dell’Unifil.
Alla domanda se un accordo possa essere davvero efficace senza il consenso di Hezbollah, il ministro ha risposto: “Deve esserlo, perché il Libano è sfinito da tutti questi conflitti nel nostro Paese e in quelli vicini”. Un messaggio di sfinimento e speranza che arriva direttamente da un rappresentante istituzionale, in un momento in cui l’agricoltura – spesso dimenticata nei report di guerra – paga un prezzo altissimo in termini di terre bruciate, colture perdute e comunità spezzate.
L’accordo con l’Italia, intanto, cerca di tenere aperto un canale di cooperazione tecnica e umanitaria, in attesa che la politica trovi una soluzione.
Partecipa alla discussione