Dopo aver lanciato un appello alle aziende a fare un salto di qualità manageriale, il presidente dell’Unione italiana vini (UIV) , Lamberto Frescobaldi, alza il tiro e chiede ufficialmente l’intervento di Governo italiano e Unione Europea. Le dichiarazioni arrivano a seguito del Consiglio Nazionale UIV del 23 aprile scorso, dove sono stati analizzati i primi dati sull’impatto della crisi internazionale.
“Il settore del vino – ha dichiarato Frescobaldi – sta già subendo i primi danni diretti generati dal conflitto iraniano. Registriamo l’arresto degli ordini in una ventina di mercati, da quelli del Golfo ad altri limitrofi, che sommano complessivamente un valore annuo delle esportazioni per circa 80 milioni di euro“. Un numero che rischia di crescere se il conflitto si allarga o si prolunga.
A ciò si aggiungono gli aumenti del costo delle materie prime secche (vetro, capsule, cartone) e dei trasporti, nonché il calo del turismo e dell’enoturismo legato alle possibili restrizioni ai voli per carenza di carburante. Costi che Frescobaldi definisce “non sostenibili da un settore già provato da una domanda in evidente contrazione”.
Una mano pubblica per mitigare le dinamiche involutive
La richiesta del presidente UIV è chiara: “Richiamiamo il Governo italiano e l’Ue a risposte urgenti sulle possibili misure da adottare anche in favore del nostro settore per mitigare attuali e future dinamiche involutive“. Non si tratta solo di ristori, ma di interventi strutturali che possano alleviare il peso dei rincari energetici e logistici, e sostenere le esportazioni verso i mercati colpiti dalle crisi. Frescobaldi ha ricevuto il Vinitaly International Award proprio nei giorni in cui il settore vitivinicolo italiano affronta la tempesta perfetta: dazi americani (che hanno costretto a ridurre i listini export dell’11% nel 2025 e del 13% nel primo trimestre 2026), crisi mediorientale e inflazione.
L’appello al governo e all’Europa è quindi un’estensione naturale della sua riflessione sulla necessità di managerialità e ascolto dei mercati: senza un contesto internazionale stabile e senza sostegno pubblico tempestivo, anche le aziende più agili rischiano di soccombere. Ora la palla passa a Roma e Bruxelles, mentre il comparto trattiene il fiato in attesa di segnali concreti.
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