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Allarme Fao: caldo estremo mette a rischio un miliardo di persone. Ma in Italia boom di avocado e ulivi al Nord

Rapporto Fao-OMM: perdite a raccolti, bestiame e lavoro. Ma in Sicilia boom di avocado e mango (3 mln di fatturato), in Veneto e Trentino uliveti. Coldiretti: servono Tea, droni e assicurazioni nuove.

Allarme Fao: caldo estremo mette a rischio un miliardo di persone. Ma in Italia boom di avocado e ulivi al Nord

Il caldo estremo sta diventando una minaccia globale per l’agricoltura, con conseguenze potenzialmente catastrofiche. Secondo il rapporto “Extreme Heat and Agriculture” redatto dalla Fao e dall’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) , la frequenza, l’intensità e la durata degli eventi di calore estremo sono aumentate notevolmente nell’ultimo mezzo secolo, mettendo a rischio i mezzi di sussistenza e la salute di oltre un miliardo di persone. Le perdite sono pesantissime: mezzo milione di ore di lavoro all’anno bruciate, danni alle mandrie, calo delle rese dei raccolti. Il direttore generale della Fao, Qu Dongyu, ha definito il caldo estremo «un importante moltiplicatore di rischio», mentre la segretaria generale dell’OMM Celeste Saulo ha sottolineato che queste condizioni «ormai definiscono i sistemi agroalimentari».

Il rapporto cita esempi drammatici, come in Kirghizistan dove una primavera bollente con temperature di 10 gradi sopra la media ha causato uno shock termico su frutta e grano, un’epidemia di locuste e un crollo del 25% dei raccolti di cereali. Anche gli allevamenti soffrono: per bovini lo stress inizia a 25 gradi, per polli e maiali (che non sudano) anche prima, con riduzione di latte, grassi e proteine. E i pesci rischiano l’insufficienza cardiaca per la caduta dell’ossigeno disciolto in acqua.

Il lato positivo: in Italia avocado e mango in Sicilia, oliveti in Veneto e Trentino

Ma se il quadro globale è allarmante, l’Italia scopre anche nuove opportunità dal surriscaldamento. Come spiega Stefano Masini, responsabile ambiente di Coldiretti, «il caldo estremo comporta problemi per la viticoltura in Sicilia ma contemporaneamente favorisce lo sviluppo di frutta tropicale a maggiore redditività». Un gruppo di produttori siciliani di mango e avocado ha realizzato quest’anno da zero un fatturato di 3 milioni di euro nella grande distribuzione locale.

E al Nord, tra Veneto e Trentino Alto Adige, si stanno diffondendo uliveti in aree un tempo considerate off limits per l’olivo. Di fronte a queste prospettive, Coldiretti chiede di attrezzarsi con nuove tecnologie: dalle TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita) per sviluppare cultivar resistenti al caldo, all’uso di droni nei campi (ancora in attesa di un decreto attuativo). «Bruxelles – aggiunge Masini – è in ritardo: rende inutilizzabili fertilizzanti in base a normative anni ’90 sui nitrati e non sblocca l’utilizzo del digestato come fertilizzante nonostante la crisi di Hormuz».

Servono anche polizze assicurative innovative che coprano i nuovi rischi climatici e patologie come l’influenza aviaria, con costi sostenibili. L’adattamento, insomma, è la parola chiave: il clima cambia, e l’agricoltura italiana prova a cambiare con lui, trasformando un problema in una risorsa.

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