La campagna del melone retato siciliano sta vivendo una stagione a due facce, con un aprile da incorniciare seguito da un maggio di transizione segnato dal maltempo. Ma il dato che resterà negli annali è il prezzo record toccato alla produzione: 2 euro al chilo per i frutti precoci, un traguardo che non si raggiungeva da anni. A raccontarlo è Vincenzo Marrali, responsabile al controllo qualità della Cooperativa Agricola San Tommaso di Licata, in provincia di Agrigento. L’exploit è stato reso possibile da una combinazione rara di fattori: da un lato le temperature elevate nel Nord Italia e in Europa che hanno stimolato i consumi già ad aprile, dall’altro la drastica riduzione della competitività del melone marocchino, tradizionalmente il principale rivale del prodotto precoce siciliano.
Crisi geopolitiche, rincari logistici (gasolio, container, trasporti marittimi) e alluvioni in Marocco hanno fatto lievitare i prezzi del prodotto nordafricano fino a 2 euro al chilo alla Gdo, annullando di fatto il vantaggio competitivo che aveva spinto i grandi distributori a preferirlo in passato. Un’occasione d’oro che i produttori siciliani hanno saputo cogliere, recuperando margini di profitto che sembravano perduti per sempre.
La varietà Thyra, il “melone selvaggio” che anticipa la stagione e non teme il maltempo

Uno degli elementi strategici della campagna 2026 è stato l’utilizzo della varietà Thyra del Consorzio Mundial, di cui la cooperativa fa parte. “La Thyra ha permesso di avviare la raccolta tra la fine di marzo e i primi di aprile – spiega Marrali – nonostante un clima instabile. È una varietà che definirei selvaggia per la sua capacità di non farsi influenzare dalle variazioni termiche o dalle precipitazioni”.
La pianta mantiene una tempistica costante di 50 giorni dall’impollinazione delle api alla maturazione del frutto, compensando il ritardo di altre varietà come il Proteo, che ha sofferto l’eccesso di pioggia nel mese di febbraio. La stagione è poi proseguita con Proteo (varietà di origine locale, espressione di una genetica storica) e, dal 10 aprile, con Red Lion e Red Falcon, due cultivar coltivate in esclusiva dal Consorzio Mundial che oggi rappresentano il principale punto di riferimento per la Grande Distribuzione Organizzata nel periodo compreso tra aprile e maggio.
La raccolta del melone retato si concluderà ufficialmente entro il 10 giugno, con una qualità complessivamente positiva nonostante le difficoltà di maggio.
Due fasi di mercato opposte: il record di aprile e il crollo di maggio
L’andamento commerciale è stato marcatamente diviso in due fasi. Ad aprile, grazie al bel tempo e ai consumi sostenuti, i prezzi alla produzione per il melone di campagna diretta (quello in tunnel con trapianto a dicembre) hanno raggiunto quota 2 euro al chilo, mentre i prezzi di vendita alla Gdo hanno oscillato tra 2,30 e 2,40 euro al chilo.
Un vero e proprio record. A partire dal 6-10 maggio, però, un peggioramento persistente delle condizioni meteorologiche ha causato un calo delle vendite e una stabilizzazione dei prezzi in campagna tra 0,80 e 1,00 euro al chilo, con la rivendita alla Gdo che si è attestata su 1,40-1,50 euro al chilo. Un crollo fisiologico, spiega Marrali, legato più alle avversità climatiche che a un eccesso di offerta. La qualità del prodotto, nonostante le piogge, è rimasta buona.
Baby angurie, ottimi risultati. E ora spazio al melone gialletto

Sul fronte delle baby angurie, la campagna ha registrato risultati positivi. “Dal punto di vista agronomico e fisiologico – indica Marrali – la coltura ha mostrato un eccellente sviluppo, garantendo un prodotto di elevata qualità. Il mercato ha risposto favorevolmente, con una domanda sostenuta che ha consentito di ottenere buoni risultati commerciali e di collocare con successo l’intera produzione”.
Per quanto riguarda il melone gialletto, la transizione è già iniziata e proseguirà fino a settembre. Le prospettive sono favorevoli: per il mese di giugno si prevedono ottime vendite grazie al ritorno del bel tempo e alla disponibilità limitata di prodotto, condizioni che dovrebbero sostenere i prezzi. La produzione in serra sarà progressivamente sostituita da quella in campo aperto, con il passaggio all’open field previsto tra il 25 e il 28 giugno.
Una stagione, quella dei meloni siciliani, che ha dimostrato come la qualità e la capacità di fare sistema possano ancora battere la concorrenza, a patto che le condizioni esterne (dal clima alla geopolitica) giochino a favore.
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