Una professione sempre più interdisciplinare, dinamica e orientata alle nuove sfide ambientali, alimentari ed energetiche. È il quadro che emerge dallo studio realizzato dall’Osservatorio delle Libere Professioni sulla figura del dottore agronomo e del dottore forestale, presentato con il titolo “Una professione dai molti percorsi”, dedicato all’evoluzione della categoria e alle prospettive occupazionali dei laureati in agraria, scienze forestali e discipline affini.
L’indagine fotografa una trasformazione profonda del settore, oggi sempre meno legato esclusivamente alla conduzione delle aziende agricole e sempre più aperto a competenze trasversali e innovative. I percorsi universitari si sono infatti ampliati e diversificati, puntando su una formazione interdisciplinare capace di integrare biologia, economia, tecnologia, meccanica, chimica e scienza delle costruzioni.
Secondo il rapporto, uno degli aspetti più significativi riguarda la crescita della presenza giovanile e femminile all’interno della professione. Gli under 35 rappresentano ormai oltre il 14% degli iscritti agli Ordini professionali, in aumento rispetto al 2016, mentre cresce costantemente anche la componente femminile sia nei corsi universitari sia tra le professioniste abilitate.
Per il CONAF, il Consiglio dell’Ordine nazionale dei dottori agronomi e dei dottori forestali, il settore si sta avvicinando a una sostanziale parità di genere nel ricambio professionale del sistema agroalimentare.
Positivi anche i dati sull’occupazione. Lo studio evidenzia come i neolaureati trovino lavoro in tempi rapidi e con buona continuità occupazionale, spesso accompagnata da livelli retributivi soddisfacenti. Un elemento che conferma come la domanda di competenze tecniche e scientifiche nel comparto sia oggi superiore all’offerta disponibile.
I numeri del Ministero dell’Università e della Ricerca mostrano una crescita significativa dei laureati: tra il 2010 e il 2024 quelli magistrali sono aumentati del 63,2%, mentre i laureati triennali segnano un incremento del 44,7%.
A cambiare non sono soltanto i numeri, ma anche gli indirizzi di studio. Si registra infatti una flessione nei percorsi più tradizionali, come Scienze e Tecnologie Agrarie e Forestali, mentre aumentano le iscrizioni ai corsi maggiormente interdisciplinari. Tra questi spiccano Scienze e tecnologie alimentari, Scienze per la cooperazione allo sviluppo e i nuovi indirizzi legati all’innovazione agricola e ambientale.
Oggi sono oltre trenta i percorsi universitari che consentono l’accesso all’esame di Stato per diventare dottore agronomo o forestale, segno di una professione sempre più articolata e aperta a differenti specializzazioni.
Le opportunità lavorative, infatti, si estendono ben oltre l’ambito agricolo tradizionale. I professionisti del settore trovano spazio nella finanza e nelle assicurazioni, negli enti di certificazione, nella sicurezza alimentare, nella sostenibilità ambientale, nella gestione della qualità e persino nelle società che elaborano dati satellitari per il monitoraggio del territorio.
Accanto alle attività storiche legate alle coltivazioni, alla zootecnia e alla gestione forestale, emergono nuove competenze connesse alla trasformazione alimentare, alla grande distribuzione, alla tutela del paesaggio, all’integrazione tra agricoltura ed energia e alla multifunzionalità delle aziende agricole, sempre più orientate verso agriturismo e turismo enogastronomico.
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