Menu

Transumanza

La transumanza è una delle pratiche pastorali più antiche del Mediterraneo: lo spostamento stagionale delle greggi tra pascoli estivi in quota e pascoli invernali in pianura o lungo la costa ha strutturato per millenni l’economia rurale delle aree appenniniche e alpine italiane. Non si tratta di una semplice migrazione di animali: è un sistema complesso che coinvolge rotte storiche, i tratturi, diritti d’uso su terreni collettivi, relazioni economiche tra comunità distanti e saperi tecnici tramandati di generazione in generazione. Nel 2019, la transumanza è stata riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, un riconoscimento che ne ha valorizzato la dimensione culturale oltre a quella zootecnica. Oggi la pratica è diminuita enormemente rispetto al passato, ma sopravvive in alcune aree grazie a allevatori che vedono nella transumanza non solo un metodo produttivo, ma un’identità territoriale da preservare. Il legame diretto con le razze autoctone è fondamentale: una razza come la pecora laticauda: razza da transumanza della tradizione campana è inseparabile da questa storia.

Tratturi, rotte e organizzazione dei movimenti stagionali

I tratturi sono le antiche vie della transumanza: larghi corridoi erbosi che attraversano l’Appennino da nord a sud, usati per secoli per condurre migliaia di capi da un’area all’altra senza sovrapposizione con terreni coltivati privati. In Italia il sistema dei tratturi regi, gestito per secoli dal Tavoliere delle Puglie come base invernale, era una delle infrastrutture più estese d’Europa, con oltre 3.000 chilometri di percorsi codificati. Oggi molti tratturi sono abbandonati, urbanizzati o convertiti in strade, ma alcuni tratti sono stati recuperati come percorsi naturalistici e culturali. La gestione delle pecore in transumanza richiedeva una logistica precisa: partenze calibrate sulle stagioni, tappe programmate vicino a fonti d’acqua e pascoli di sosta, rapporti commerciali stabiliti con le comunità lungo il percorso. I pastori conoscevano il territorio in modo profondo, con un sapere geografico e ambientale che si tramandava in famiglia. La transumanza ha anche modellato le razze ovine: selezionare animali capaci di percorrere distanze lunghe, mantenersi in buona condizione su pascoli variabili e resistere alle variazioni climatiche ha dato origine a razze rustiche e adattabili, come quelle che troviamo ancora oggi tra le razze ovine tradizionali italiane.

Gregge, riproduzione e gestione del montone nel sistema pastorale

In un sistema di transumanza ben organizzato, la gestione riproduttiva del gregge è pianificata con attenzione per concentrare i parti nel momento più favorevole e in luoghi sicuri. Il ruolo del montone è decisivo: la selezione del maschio riproduttore influenza vigore, fertilità, crescita dei cuccioli e adattamento all’ambiente. Nei sistemi tradizionali, i pastori sceglievano i montoni migliori del gregge non su base documentale, ma attraverso l’osservazione diretta di conformazione, vigore e comportamento. La gestione della monta in transumanza richiedeva di calcolare i tempi di copertura in modo che le nascite avvenissero nel periodo di stanzialità invernale, quando le risorse alimentari e la temperatura erano più favorevoli. Anche la sanità del gregge in movimento era un tema critico: la pressione parassitaria varia lungo le rotte, e animali indeboliti da un percorso lungo erano più vulnerabili a infestazioni e malattie. La medicina veterinaria popolare, erbe specifiche, selezione degli animali deboli, tecniche di osservazione empirica, era il principale strumento di gestione sanitaria prima dell’avvento dei farmaci moderni.

Transumanza contemporanea: identità culturale e prospettive economiche

Oggi la transumanza sopravvive in forme ridotte, spesso con modalità miste: parte del gregge viene ancora spostato a piedi lungo i tratturi storici, ma il grosso del movimento avviene con camion e mezzi di trasporto moderni. Questa ibridazione è inevitabile per chi deve far quadrare i conti in un’economia di mercato, ma non cancella il valore culturale della pratica. In alcune realtà dell’Appennino centrale e meridionale, giovani pastori stanno riscoprendo la transumanza come elemento di identità e marketing territoriale: la narrazione del percorso, la qualità degli animali allevati con pascolo naturale e il rispetto del ritmo stagionale diventano leve commerciali concrete per prodotti di nicchia. Gli ovini allevati con metodi estensivi e transumanti producono carni e formaggi con caratteristiche organolettiche difficilmente replicabili in sistemi intensivi, e una fetta crescente del mercato del gusto riconosce e remunera questa differenza. La sfida è mantenere questa pratica economicamente sostenibile senza snaturarla, trovando un equilibrio tra efficienza moderna e fedeltà a una cultura rurale che vale la pena preservare.