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WWF: «Fossili causa di guerre, le rinnovabili sono energia per la pace»

Report per Earth Hour 2026: l'Italia ha la dipendenza energetica più alta d'Europa (74,8%). Fossili doppiamente responsabili di conflitti e crisi climatica. Appello a decarbonizzazione rapida.

WWF: «Fossili causa di guerre, le rinnovabili sono energia per la pace»

In occasione di Earth Hour 2026 – l’evento globale del 28 marzo in cui cittadini e istituzioni spengono le luci per un’ora per richiamare l’attenzione sui cambiamenti climatici – il WWF ha pubblicato il report “Rinnovabili, energia per la pace”. Il principio guida è netto: le fonti energetiche fossili sono causa o concausa di conflitti e vere e proprie guerre, mentre le rinnovabili rappresentano una doppia arma di pace. Da un lato, perché sono più diffuse e democratiche (sole e vento sono risorse accessibili a tutti), dall’altro perché offrono alternative concrete in uno scenario di aumento vertiginoso dei prezzi dei carburanti come quello attuale.

Secondo il rapporto, l’Italia è il Paese a maggiore dipendenza energetica in Europa, con un 74,8% di fabbisogno coperto da importazioni. Un dato che espone l’economia nazionale a ricatti geopolitici e fluttuazioni dei prezzi. Per questo, il WWF chiede un piano progressivo di rapido abbandono di gas e petrolio, la conferma dell’addio al carbone, la rinuncia a nuovi rigassificatori e infrastrutture fossili, e un sostegno reale alle rinnovabili e all’elettrificazione, utilizzando appieno i fondi del sistema ETS (Emission Trading Scheme) per la decarbonizzazione.

Clima e conflitti: un legame sempre più stretto

La crisi climatica, spiega il WWF, aumenta esponenzialmente la probabilità di conflitti, a partire da quelli causati dalla scarsità d’acqua e di derrate alimentari. I combustibili fossili sono quindi doppiamente responsabili: alimentano le tensioni per il loro controllo e aggravano il riscaldamento globale che a sua volta genera instabilità. Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, sottolinea che oggi è necessario “rifondare un’economia della pace e della cooperazione, a partire da risorse energetiche che sono a disposizione di tutti, quali vento e sole”. Un interesse comune che vale persino per i Paesi ricchi di riserve fossili, figuriamoci per chi dipende dagli altri.

Secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato, con una temperatura media globale che ha quasi toccato la soglia di 1,5°C sopra i livelli preindustriali – il limite fissato dagli accordi di Parigi per evitare gli effetti più disastrosi. Earth Hour, con il suo gesto semplice ma simbolico di spegnere la luce artificiale per un’ora, diventa così un imperativo non più rinviabile per mobilitarsi per il clima. Lo slogan del WWF – Together Possible (insieme possiamo) – ben si lega a questa sfida: la transizione energetica è una scelta di pace, cooperazione e sopravvivenza.

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