Mutti, leader italiano nella trasformazione del pomodoro da industria, accelera sull’innovazione. L’azienda di Montechiarugolo (Parma) ha annunciato un piano di investimenti da 42,5 milioni di euro per il solo 2026, inserito in una strategia quinquennale che supera i 100 milioni. Di questi, il 40% è destinato alla trasformazione del sistema operativo, con un focus particolare su nuovi impianti e software basati sull’intelligenza artificiale. L’obiettivo è chiaro: rafforzare il controllo di filiera, dalla semina allo scaffale, in un momento in cui il settore agroalimentare globale è scosso da guerre, inflazione e concorrenza sleale.
Oggi l’export vale già il 60% del fatturato di Mutti, e gli Stati Uniti rappresentano un mercato strategico in continua crescita. Ma l’amministratore delegato lancia anche un messaggio politico chiaro: la sovranità alimentare europea è un tema chiave, e il pomodoro egiziano coltivato con standard inferiori non può entrare in Europa senza regole. Ecco tutti i dettagli del piano e le prospettive per il futuro del comparto.
Innovazione e AI: così Mutti vuole rivoluzionare la filiera del pomodoro
Il cuore degli investimenti 2026 è la digitalizzazione avanzata dei processi produttivi. Mutti sta implementando software di intelligenza artificiale in grado di monitorare in tempo reale ogni fase della filiera: dalla qualità del pomodoro fresco in campo fino alla logistica. «L’AI ci permette di prevedere anomalie, ottimizzare i raccolti e ridurre gli sprechi», spiega l’azienda. I nuovi impianti, inoltre, aumenteranno la capacità produttiva e l’efficienza energetica.
Non si tratta solo di tecnologia, ma di tracciabilità totale: ogni barattolo di passata o pelato potrà essere ricondotto al singolo appezzamento di origine. Un vantaggio competitivo enorme sui mercati internazionali, dove i consumatori chiedono sempre più trasparenza. L’azienda parmense punta anche a ridurre l’impatto ambientale grazie a macchinari a basso consumo idrico ed energetici, allineandosi agli obiettivi del Green Deal europeo.
Export e Usa in crescita, ma l’inflazione preoccupa
Nonostante le tensioni geopolitiche, Mutti continua a crescere all’estero. Gli Stati Uniti si confermano un mercato trainante, con un aumento a doppia cifra delle vendite di prodotti di alta gamma come la Passata Mutti e i Pelati. Anche in Nord Europa e Giappone la domanda resta solida. Tuttavia, l’ad Francesco Mutti ha sottolineato i rischi legati all’inflazione e al costo delle materie prime. «Le guerre in Ucraina e Medio Oriente hanno reso insostenibili alcuni aumenti – ha dichiarato – e i rincari energetici pesano sulla logistica». Per questo, l’azienda sta diversificando i fornitori e investendo in contratti di filiera a lungo termine con i consorzi di produttori italiani.
Il caso del pomodoro egiziano e la sovranità alimentare europea
Un capitolo a parte merita il pomodoro egiziano. Negli ultimi anni, l’Unione Europea ha importato quantità crescenti di concentrato di pomodoro dall’Egitto, dove i costi di produzione sono molto più bassi grazie a manodopera a basso costo e minori tutele ambientali. Secondo Mutti, questo crea concorrenza sleale nei confronti degli agricoltori europei, che rispettano standard qualitativi e sociali molto più elevati. «La sovranità alimentare non è una parola vuota – ha affermato l’ad – va declinata in regole comuni alle frontiere.
Non possiamo chiedere ai nostri produttori di essere sostenibili e poi far entrare prodotti che non lo sono». L’azienda chiede all’Ue di introdurre clausole di specularità per le importazioni agroalimentari, obbligando i Paesi terzi a rispettare gli stessi standard ambientali e sanitari degli Stati membri. Un tema caldo che tornerà sul tavolo di Bruxelles nei prossimi mesi, anche alla luce del nuovo accordo commerciale con l’Australia appena firmato.
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