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Accordo Ue-Australia, via libera a Prosecco e formaggi: “Nessun allarme, solo opportunità”

Firmato l'intesa commerciale tra Unione Europea e Australia. Taglio dei dazi e tutele per le Dop italiane. I consorzi: "Nessun allarme, solo opportunità".

Accordo Ue-Australia, via libera a Prosecco e formaggi: “Nessun allarme, solo opportunità”

L’intesa commerciale tra Unione Europea e Australia, firmata il 24 marzo 2026 a Canberra alla presenza della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, ha suscitato qualche timore nel settore agroalimentare italiano.

Le preoccupazioni, in particolare, riguardavano due capitoli sensibili: il Prosecco e i formaggi tipici. L’Australia, infatti, produce da tempo vini spumanti commercializzati con la dicitura “Prosecco” e formaggi denominati “Parmesan”, “Gorgonzola” o “Romano”, nomi che evocano direttamente le Dop e Igp italiane. Molti si chiedevano se l’accordo avrebbe legittimato queste produzioni locali, chiudendo di fatto le porte a una tutela effettiva.

A sorpresa, però, i primi messaggi che arrivano dai consorzi e dai produttori italiani sono tutt’altro che allarmistici. Anzi, prevale un cauto ottimismo. Il motivo è semplice: l’accordo non solo garantirebbe tutele sufficienti per i marchi di qualità europei, ma aprirebbe soprattutto nuove opportunità di esportazione grazie a un drastico taglio dei dazi doganali. Per il made in Italy alimentare, insomma, i benefici potrebbero superare di gran lunga i rischi.

Prosecco e formaggi: cosa cambia davvero con il nuovo trattato

Il punto più delicato dell’intesa è sempre stato quello delle indicazioni geografiche. L’Australia è storicamente restia a riconoscere le tutele europee per prodotti come il Prosecco o il Parmigiano Reggiano, perché al suo interno esistono aziende che da decenni usano quevi nomi in modo legittimo secondo la legislazione locale. Tuttavia, secondo quanto riportato da fonti vicine ai negoziatori, l’accordo Ue-Australia prevedrebbe un sistema di coesistenza regolamentata: i produttori australiani potranno continuare a usare le denominazioni contestate solo se dimostreranno di averle utilizzate in buona fede prima di una certa data, mentre per i nuovi operatori scatterebbe il divieto.

Una soluzione simile a quella già adottata con altri Paesi extraeuropei. I consorzi italiani, dopo aver analizzato le bozze, hanno espresso messaggi rassicuranti: “Non ci sono le condizioni per un allarme – ha dichiarato una fonte del settore – anzi, l’accordo rappresenta una base per futuri rafforzamenti della tutela”.

L’effetto dazi: un mercato da 1,5 miliardi di euro all’anno

A rendere l’intesa particolarmente attesa è soprattutto il capitolo doganale. Attualmente, i prodotti agroalimentari europei esportati in Australia subiscono dazi medi intorno al 15-20%, con punte del 30% per alcuni formaggi. L’accordo prevede l’eliminazione progressiva di oltre il 90% di queste barriere entro cinque anni. Per l’Italia, che esporta in Australia circa 1,5 miliardi di euro l’anno tra vino, formaggi, pasta e olio, si tratta di una boccata d’ossigeno in un momento di crisi dei consumi interni.

Il Prosecco, in particolare, potrebbe beneficiare di una riduzione dei dazi che oggi arrivano al 15%, rendendolo più competitivo rispetto ai vini locali e a quelli del Nuovo Mondo. Anche il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano e il Gorgonzola vedrebbero aprirsi un canale privilegiato in un Paese dai consumi in crescita e con una forte tradizione lattiero-casearia. “Più che temere le imitazioni – commenta un esperto del settore – dovremmo guardare alle opportunità di vendere il nostro vero made in Italy a un prezzo più accessibile per i consumatori australiani”.

Cosa manca ancora: le ratifiche e il futuro delle trattative

L’accordo firmato a Canberra non è ancora operativo. Dovrà essere ratificato dal Parlamento europeo e dal Parlamento australiano, un iter che potrebbe richiedere dai 12 ai 18 mesi. Nel frattempo, i consorzi italiani continueranno a lavorare per ottenere ulteriori garanzie sulle indicazioni geografiche, puntando a una futura revisione delle clausole di coesistenza.

Ma il messaggio che arriva dal comparto è chiaro: l’accordo Ue-Australia è un passo avanti, non indietro. E per il Prosecco, il Parmigiano e gli altri simboli del made in Italy, il vero banco di prova sarà la capacità di conquistare i palati australiani con la qualità, più che difendersi in tribunale.

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