Un lombrico che si muove in un terreno scuro, un profumo di bosco che sale dai campi di cereali, la promessa di un’agricoltura capace di catturare carbonio e ridurre i costi. È la rivoluzione silenziosa dell’agricoltura conservativa, al centro di un evento promosso da Confagricoltura Vicenza nella cornice di Villa Trissino, gioiello palladiano che celebra l’anniversario del riconoscimento UNESCO.
L’obiettivo è chiaro: adottare pratiche agricole per mitigare i cambiamenti climatici, partendo dal suolo. “Siamo in un campo seminato a cereali – spiega Anna Trettenero, presidente di Confagricoltura Vicenza – e qui il suolo è vivo. E non solo: profuma come se fosse bosco”. Un approccio che si traduce in tre regole d’oro: minimo disturbo del terreno (niente arature profonde), rotazioni costanti delle colture e colture di copertura che proteggano il campo tutto l’anno.
I vantaggi? Ambientali – si riducono le emissioni e si sequestra anidride carbonica – ma anche economici. “Si abbassano i costi di lavorazioni, irrigazioni e fertilizzanti”, sottolinea Trettenero. Un messaggio lanciato ai visitatori di Villa Trissino, tra un affresco e un giardino all’italiana, per dimostrare che tradizione e innovazione possono convivere.
A supporto di questa transizione arriva il progetto europeo “LilaS4Soils”, che monitorerà alcune esperienze di agricoltura rigenerativa nel Vicentino. L’obiettivo è misurare i benefici reali – in termini di salute del suolo, biodiversità e bilancio del carbonio – per trasformare un modello virtuoso in politica agricola comune.
“Noi giovani crediamo molto in questa strada – aggiunge Matteo Marcolin, presidente dei Giovani di Confagricoltura Vicenza – perché è l’unica che garantisce redditività e futuro alle nostre aziende, senza bruciare la terra”. Un messaggio che riecheggia oltre i confini della provincia berica, in un momento in cui la Pac (Politica Agricola Comune) e la crisi dei fertilizzanti mettono a dura prova il settore primario.
L’evento, inserito nel calendario delle celebrazioni Unesco di Vicenza, ha trasformato Villa Trissino in un laboratorio a cielo aperto. Tra i visitatori, anche agricoltori provenienti dal Veneto orientale e dal Trentino, curiosi di vedere con i propri occhi un terreno che “respira” e che promette resilienza di fronte a siccità e alluvioni sempre più frequenti.
La sfida ora è scalare: da esperimenti locali a pratica diffusa. Con un alleato silenzioso e fondamentale: il suolo vivo, che a Vicenza ha trovato i suoi ambasciatori.
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