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Crisi olio, FOOI alla GDO: “Valorizziamo l’olio italiano, basta vendite sottocosto”

FOOI incontra MIMIT e GDO: Settimana dell'Olio Italiano, coccarda a scaffale, stop alle vendite sottocosto e campagne in USA e Germania per valorizzare l'olio italiano.

Olio Extravergine di Oliva

Il settore olivicolo italiano è in crisi e la filiera chiede alla Grande Distribuzione Organizzata di fare la sua parte. Lo scorso 19 ottobre il FOOI (Filiera Olivicolo-Olearia Italiana) – che riunisce UNAPOL e Italia Olivicola per la produzione, AIFO e Assofrantoi per la trasformazione e ASSITOL per l’industria – ha incontrato il MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) e la GDO per proporre linee di intervento concrete. Quattro le parole chiave dell’incontro: responsabilità di tutta la filiera, valorizzazione dell’olio extra vergine 100% italiano, concretezza delle proposte e unità di intenti.

Le richieste al MIMIT e alla GDO

Il FOOI ringrazia il MIMIT per aver coordinato l’incontro e ribadisce la richiesta di un Tavolo permanente di confronto con la GDO, “l’ultimo anello della filiera senza la quale non è possibile valorizzare a scaffale il prodotto italiano”. Le proposte per il mercato interno sono quattro: istituire la Settimana dell’Olio Italiano con una comunicazione istituzionale; dare maggiore visibilità all’olio italiano a scaffale con strumenti riconoscibili sulla bottiglia (una coccarda o un collarino); eliminare l’olio di oliva dall’elenco dei prodotti traffic builder (i cosiddetti “civetta”); e bandire le vendite sottocosto.

Per il mercato estero, invece, il FOOI chiede un Piano strategico pluriennale per la promozione e la comunicazione sui mercati internazionali, una campagna immediata negli Stati Uniti e in Germania e il coinvolgimento della ristorazione italiana all’estero, rafforzando così il valore del riconoscimento UNESCO della Cucina Italiana.

La delusione per la scarsa adesione della GDO

Pur riconoscendo una “scarsa adesione” da parte della GDO, il FOOI non intende disperdere le forze e insiste nel coinvolgere tutte le parti in almeno un’azione concreta e immediata, confidando nel ruolo determinante del MIMIT e del MASAF (Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste).

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Un patrimonio da difendere

Nella premessa del documento, il FOOI sottolinea che l’olio italiano è “un patrimonio economico, produttivo e culturale, espressione di territori, biodiversità, cultivar, tradizioni, competenze produttive, qualità e tracciabilità”. L’obiettivo è far comprendere al consumatore il valore di queste caratteristiche e le ragioni del differenziale di prezzo rispetto agli oli di altre origini. Per questo il FOOI propone un percorso di collaborazione con MIMIT, MASAF e GDO, da tradurre in progetti operativi con obiettivi definiti, tempi certi e risultati misurabili.

Le proposte nel dettaglio

Sul fronte nazionale, oltre alla Settimana dell’Olio Italiano e alla coccarda identificativa, il FOOI chiede che la GDO assuma un ruolo attivo nella comunicazione e valorizzazione dell’olio italiano, con iniziative informative nei punti vendita, spazi espositivi dedicati e promozione attraverso volantini e canali digitali. Centrale è anche la battaglia contro le vendite sottocosto: l’olio extravergine 100% italiano non deve essere usato come prodotto civetta, perché tali pratiche “rischiano di compromettere la percezione del valore del prodotto italiano e di indebolire gli sforzi compiuti dall’intera filiera”.

Sul fronte internazionale, il Piano strategico pluriennale dovrà sviluppare una comunicazione chiara e autorevole, con il supporto di professionisti del marketing internazionale e indicatori di risultato misurabili. Le campagne immediate in USA e Germania dovranno essere progettate sulle caratteristiche dei singoli mercati, mentre il coinvolgimento della ristorazione italiana all’estero, degli chef e delle associazioni degli italiani nel mondo punta a fare di questi soggetti degli “ambasciatori della cultura dell’olio italiano”.

Un appello all’unità della filiera

Il FOOI ricorda che la filiera olivicolo-olearia non comprende solo produzione agricola e frantoi, ma anche le imprese che selezionano, confezionano, commercializzano ed esportano l’olio. La valorizzazione del prodotto italiano deve quindi essere un obiettivo condiviso, “senza creare contrapposizioni tra le sue diverse componenti e non disperdere tutto il lavoro sino ad oggi profuso per ottenere il riconoscimento del valore della Cucina Italiana quale patrimonio UNESCO”. L’auspicio è che il confronto istituzionale si traduca in un percorso operativo condiviso, con impegni concreti, tempi definiti e risultati verificabili.

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