Il tam tam parte giorni prima sui social. Gruppi Facebook si animano di foto dei volantini, calcoli sulla convenienza e “suggerimenti” su come accaparrarsi i pezzi migliori. Con l’entrata in vigore dell’offerta, la scena si sposta nei parcheggi: le testimonianze sono ricorrenti, con la fila che inizia a formarsi già (almeno) mezz’ora prima dell’apertura.
All’apertura, il reparto bricolage viene preso d’assalto, con i bancali smantellati in pochi minuti. Poi, nel giro di poche ore, gli stessi prodotti ricompaiono su eBay e Subito a prezzi maggiorati.
È il fenomeno Parkside, una miscela esplosiva di passione per il fai-da-te, offerte aggressive e un effetto collaterale che non accenna a placarsi: l’assenza di limiti di acquisto per la maggior parte dei prodotti. Una scelta che, da anni, alimenta le polemiche tra gli appassionati, i quali si chiedono perché l’azienda non intervenga per frenare il business della rivendita.
Perché Lidl non mette limiti ai prodotti Parkside?
La domanda è ricorrente e la risposta, per quanto sgradita a molti, è semplice e sicuramente legata alla strategia commerciale di Lidl. Per il colosso tedesco, i prodotti Parkside hanno un ruolo preciso: agire come prodotti “traina-offerta” (loss leader). La loro funzione non è primariamente quella di generare profitto diretto, ma di attirare i clienti all’interno del punto vendita.
Un’offerta imperdibile su un utensile a batteria è la scusa perfetta per un cliente per entrare in un Lidl, dove quasi certamente finirà per acquistare anche altri prodotti, dalla spesa di tutti i giorni agli articoli non in promozione, che rappresentano il vero margine di guadagno per l’azienda.
In questo senso, la scarsità generata dalla caccia all’offerta e la conseguente attesa per la prossima tornata di prodotti è, paradossalmente, funzionale a creare un circolo virtuoso di visite ripetute.
Un’azienda che fissasse un tetto di pochi pezzi a persona, come molti chiedono, andrebbe in parte a limitare l’efficacia di questa strategia. Inoltre, limitare un prodotto “a traino” potrebbe essere logisticamente complesso per un’azienda che non vende online in Italia. Se un acquirente acquista 10 utensili, per Lidl è comunque un ottimo risultato, perché ha ottenuto lo stesso l’obiettivo principale: quel cliente è entrato nel suo punto vendita.
È doveroso specificare che Lidl non è contraria a priori a imporre limiti di acquisto. In passato, l’azienda lo ha fatto per alcune categorie di largo consumo, come frutta sciroppata, conserve di pomodoro e carta igienica, durante periodi di particolare tensionamento delle scorte.
La differenza è sostanziale: laddove i limiti vennero introdotti per garantire un accesso equo ai beni di prima necessità in un momento di crisi, la mancata regolamentazione per Parkside sottolinea come l’azienda consideri gli utensili da bricolage come prodotti non essenziali, dove la logica del mercato e della libera concorrenza tra i propri stessi clienti può essere lasciata prevalere.
Il business parallelo e la responsabilità del cliente
L’aspetto che alimenta la frustrazione della community è la pronta ricomparsa degli stessi prodotti su piattaforme come eBay e Subito a prezzi gonfiati. La mancanza di un canale di vendita ufficiale online in Italia, che in altri paesi europei come Germania e Francia invece esiste, e l’assenza di un limite d’acquisto creano un ecosistema perfetto per i cosiddetti “scalpers” (rivenditori abusivi).
Questi acquirenti, a volte organizzati in gruppi, fanno incetta di utensili per poi rivenderli a caro prezzo a chi non è riuscito a trovarli al discount. È un meccanismo che penalizza gli appassionati che cercano un buon prodotto a un prezzo equo, e che trasforma un’opportunità pensata per le famiglie in un terreno di caccia per pochi.
La questione solleva anche un interrogativo etico. Acquistare un prodotto per uso personale è un diritto. Acquistarne molti, svuotando l’intero stock con il solo scopo di fare incetta, è un comportamento che danneggia la comunità. In assenza di una regolamentazione a monte, l’unica arma a disposizione dei consumatori è il buon senso: limitare gli acquisti per sé, segnalare le inserzioni sospette sulle piattaforme e chiedere a Lidl, con maggiore forza, di valutare l’introduzione di un limite di 3-5 pezzi a persona per i prodotti più gettonati. Ma, soprattutto, di investire in un vero e proprio e-commerce italiano per i prodotti Parkside, l’unica mossa che potrebbe davvero democratizzare l’accesso e tagliare fuori i bagarini.
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