Solo 4.380 bottiglie sequestrate e 120mila bloccate. Sono questi i numeri resi noti dal Ministro Francesco Lollobrigida all’avvio della grande operazione di bonifica degli scaffali dei supermercati per contrastare la vendita di falso olio extravergine di oliva.
Numeri che, per gli addetti ai lavori, rappresentano un vero e proprio flop, soprattutto se si considera la portata dell’operazione. Ma dietro il conteggio ufficiale c’è molto di più: ci sono laboratori in tilt, una filiera opaca, presunte triangolazioni internazionali e una Grande Distribuzione Organizzata (GDO) che non sempre agevola i controlli.
“Stiamo correndo come gli scemi”
A raccontare il dietro le quinte dell’operazione è Alberto Grimelli, tra i massimi esperti del settore oleario. Parlando con gli ispettori dell’ICQRF (Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi), il messaggio che filtra è sempre lo stesso: i controllori sono oberati di lavoro. Durante una recente riunione d’emergenza è stato deciso di campionare e analizzare tutte le bottiglie vendute a meno di 5 euro. Una marea di prodotti che ha subissato i laboratori e i panel di analisi.
Il risultato? I tempi di risposta si allungano in modo esasperante. Spesso, quando arriva l’esito delle analisi, la promozione è già scaduta e le bottiglie sospette sono state già vendute, lasciando ai controllori la possibilità di sequestrarne solo pochissime.
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I “trucchi” della Grande Distribuzione
A rendere il lavoro ancora più complesso ci pensa la GDO. Secondo l’analisi, molte catene di supermercati mettono in atto veri e propri artifici commerciali e amministrativi per ridurre il potenziale danno economico in caso di controlli. Un esempio su tutti: il riassortimento della merce in corso di offerta speciale. Se l’offerta dura pochi giorni, il numero di bottiglie effettivamente sequestrabili sarà sempre minimo.
Inoltre, i truffatori hanno spesso “tutte le carte in regola”. La tracciabilità cartacea, i contratti e le fatture sono ineccepibili, il che rende difficile per gli ispettori trovare magagne limitandosi alle analisi di legge tradizionali.
Il mistero delle 25mila tonnellate “fantasma”
Per scovare le frodi più sofisticate, le forze dell’ordine hanno ormai a disposizione strumenti avanzati come l’analisi del DNA e l’NMR. È grazie a queste tecnologie che si scopre, ad esempio, che un olio dichiarato “100% italiano” in realtà è composto al 100% da Chemlali, la principale varietà di olivo tunisina.
Ma ci sono anche dati macroscopici che non tornano. L’Ismea indica una produzione d’olio italiana per il 2025/2026 di 325mila tonnellate, mentre il SIAN (Sistema Informativo Agricolo Nazionale) ne registra 299mila. Dove sono finite le altre 25mila tonnellate?
L’esperto solleva il dubbio delle triangolazioni internazionali. La Spagna ha importato 122mila tonnellate di olio dalla Tunisia (contro le 70mila dell’Italia). Considerando che la Tunisia ha venduto molto direttamente negli Stati Uniti, dove è finito l’olio acquistato dalla Spagna? Il sospetto è che sia stato triangolato e rivenduto in Italia come olio comunitario. Aumentano, inoltre, gli importazioni in regime T1 (senza dazi) da Marocco, Egitto e Albania.
La richiesta di una task force
Grimelli non usa mezzi termini e accusa direttamente alcuni imbottigliatori, la GDO e persino certa politica di essere “complici”. A suo avviso, i buyer della grande distribuzione conoscono i prezzi di mercato e sanno che comprare a certe cifre significa incentivare le frodi. Per questo suggerisce che la magistratura valuti ipotesi di reato più gravi, come l’associazione a delinquere, quando le carte sospette spuntano dal nulla.
Per sanare il settore non servono, quindi, le “operazioni spot” con migliaia di controlli a strascico, ma una task force olearia snella, composta da poche persone competenti, supportata da una magistratura sensibile ai danni economici. L’obiettivo, citando il diritto comunitario e Cesare Beccaria, deve essere quello di applicare pene “efficaci, proporzionate e dissuasive”, in grado di chiudere davvero le aziende fraudolente e tutelare la leale concorrenza.

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