Un salto di specie che accende i riflettori della comunità scientifica. Per la prima volta, il virus Shamonda è stato rilevato in un essere umano. Il caso è stato registrato in Francia, dove un paziente è deceduto all’inizio di ottobre. A dare l’allarme sono stati i ministeri della Salute e dell’Agricoltura di Parigi, chiarendo però un dettaglio fondamentale: la vittima era una persona gravemente immunodepressa e in attesa di un trapianto.
Cos’è il virus Shamonda e come si trasmette
Fino a oggi, il virus Shamonda era noto per colpire esclusivamente gli animali da allevamento. Originario dell’Africa e dell’Asia, dove circola da decenni, negli ultimi anni il patogeno ha iniziato a diffondersi anche in Europa.
La trasmissione avviene tramite la puntura di piccolissimi moscerini ematofagi appartenenti al genere Culicoides. Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo deceduto in Francia sarebbe stato contagiato proprio dalla puntura di uno di questi insetti.
Il rischio per l’uomo è zero?
La notizia ha immediatamente fatto il giro del web, scatenando un certo allarme. Tuttavia, gli esperti invitano alla calma. Il fatto che il paziente fosse gravemente immunodepresso suggerisce che, in una persona sana, il rischio di sviluppare la malattia (o quantomeno di contrarre un’infezione sintomatica) dovrebbe essere praticamente nullo. Il sistema immunitario di un soggetto sano è in grado di reagire al virus senza conseguenze gravi.
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L’allerta degli esperti: “Sintomi sconosciuti, guardia alta”
Nonostante il caso francese sembri isolato e legato a una condizione clinica preesistente, il mondo della virologia non abbassa la guardia.
Il professor Matteo Bassetti ha spiegato che si apre una nuova fase di indagine per capire come sia avvenuto esattamente il contagio. Dall’altro lato, il professor Fabio Pregliasco ha sottolineato come i sintomi di questa infezione nell’uomo siano ancora in gran parte sconosciuti, ricordando però che il virus circola in Italia già dall’estate.
Al momento, per il virus Shamonda non esiste una cura specifica né un vaccino. La sorveglianza epidemiologica resta quindi altissima, per monitorare l’evoluzione del patogeno e prevenire eventuali focolai futuri.

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