Il Parlamento Europeo ha detto sì all’importazione di riso proveniente da Myanmar e Cambogia con dazio zero, una decisione che ha suscitato forte delusione tra i produttori italiani, che da soli rappresentano oltre il 55% della produzione europea. La risoluzione è stata approvata con 459 voti favorevoli, 127 contrari e 70 astenuti. Il nodo che più fa arrabbiare i risicoltori è il meccanismo automatico di salvaguardia: la clausola scatterebbe solo se le importazioni supereranno del 45% la media dell’ultimo decennio, vale a dire circa 561mila tonnellate.
Una soglia che i produttori italiani considerano irraggiungibile, rendendo di fatto la clausola un “guscio vuoto” come l’ha definita Massimo Piva, presidente della Federazione di Ferrara di CIA Agricoltori Italiani. L’accordo ha una durata di 10 anni e inizia già a generare incertezze e timori per il futuro. A convincere i 459 europarlamentari a votare a favore sarebbe stata la scarsa diffusione della coltura in UE (solo otto Paesi produttori), ma per l’Italia si tratta di un duro colpo a un comparto che vale centinaia di milioni di euro.
Mercosur in vigore dal 1° maggio: dazi zero sul 92% delle importazioni
Non solo riso asiatico. Dal 1° maggio 2026 entra in vigore a carattere provvisorio l’accordo Mercosur con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, che prevede la cancellazione dei dazi sul 92% delle importazioni provenienti da quei Paesi. Un’intesa che apre le porte dell’Europa a prodotti agricoli ottenuti con molecole chimiche vietate nei campi dell’Unione. Gli agricoltori italiani, tutti, chiedono a gran voce il principio di reciprocità: chi vuole esportare in Europa deve rispettare le stesse regole e gli stessi limiti imposti ai produttori comunitari.
«Una distorsione della concorrenza insostenibile» è il commento più ricorrente tra le associazioni di categoria. La rabbia si placa poco, soprattutto perché l’accordo Mercosur era stato più volte contestato proprio per i rischi legati alla sicurezza alimentare e all’ambiente.
L’Italia, che ha la leadership europea nella produzione di riso, si trova ora esposta a una doppia pressione: da un lato il riso asiatico a dazio zero, dall’altro i prodotti sudamericani con minori tutele. Il timore è che i prezzi crollino e che migliaia di aziende agricole italiane, già provate dai rincari energetici e dalla crisi internazionale, possano essere messe in ginocchio. Le organizzazioni agricole promettono battaglia nei prossimi mesi, sia a Roma che a Bruxelles.
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