Dopo anni di annunci e promesse non mantenute, l’agricoltura italiana ha finalmente un nuovo strumento per fare chiarezza sul prezzo del grano duro.
Il 30 marzo 2026 si è riunita per la prima volta al Ministero dell’Agricoltura la Commissione Unica Nazionale (Cun) , l’organismo destinato a sostituire le vecchie borse merci locali.
L’obiettivo è ambizioso: mettere insieme produttori e trasformatori per individuare un prezzo ufficiale e trasparente del frumento duro, rendendo sostenibile l’intera filiera.
Il primo fixing – annunciato dal ministro Francesco Lollobrigida – è stato al rialzo, un segnale positivo per gli agricoltori che negli ultimi anni hanno subito oscillazioni selvagge dei listini.
“Dopo anni di soli annunci e promesse non mantenute – ha dichiaro il ministro – oggi si è tenuta la prima riunione della Cun, che mette insieme produttori e trasformatori per individuare il prezzo del grano e rendere sostenibile la filiera sia per i produttori che per i trasformatori”.
Fine del far west dei prezzi
Fino a oggi, le quotazioni del grano duro variavano da una borsa merci all’altra, creando confusione e favorendo speculazioni.
La Cun introduce un prezzo di riferimento unico nazionale, calcolato con metodo trasparente e condiviso da tutte le parti in causa.
Per i pastai italiani – che trasformano grano duro in pasta di alta qualità – avere un listino stabile significa poter pianificare gli acquisti senza improvvisi rincari.
Per i coltivatori, invece, è una garanzia contro le oscillazioni che negli ultimi anni hanno portato il prezzo del frumento da oltre 400 euro a tonnellata a meno di 200, mettendo in ginocchio intere aziende.
Un organismo atteso da anni
L’idea di una commissione unica nazionale non è nuova. Era stata annunciata più volte dai governi precedenti, ma senza mai trovare attuazione.
La svolta è arrivata con la legge di bilancio 2025, che ha dato mandato al Masaf (Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste) di costituire l’organismo entro i primi mesi del 2026.
La Cun è composta da rappresentanti di Confagricoltura, Coldiretti, CIA, delle cooperative agricole e delle associazioni dei trasformatori (pastai, mangimisti e industrie cerealicole).
Ogni settimana l’organismo si riunirà per aggiornare il listino sulla base dell’andamento dei mercati, dei costi di produzione e delle scorte disponibili.
Cosa cambia per i consumatori
Per chi compra pasta al supermercato, la nascita della Cun potrebbe tradursi in maggiore stabilità dei prezzi sullo scaffale.
Fino a oggi, le forti oscillazioni del grano duro si riversavano a catena sui prezzi finali, con rincari improvvisi che penalizzavano le famiglie.
Con un listino ufficiale e condiviso, l’intera filiera – dal campo alla gdo – potrà pianificare con più razionalità, riducendo gli sprechi e gli squilibri.
Il ministro Lollobrigida ha definito la Cun “uno strumento utile che darà stabilità e prospettive alla nostra agricoltura”.
Le prossime tappe
Ora l’organismo dovrà lavorare per affinare il metodo di rilevazione dei prezzi e allargare il perimetro ad altre materie prime agricole.
L’obiettivo a medio termine è estendere il modello anche al grano tenero, al mais e all’orzo, creando un sistema di quotazioni ufficiali per tutte le principali commodity del settore primario.
La prima riunione del 30 marzo è stata solo l’inizio. Ma per gli agricoltori italiani, dopo anni di incertezza, è già un passo avanti concreto.
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