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Yuka sotto accusa: l’app che “penalizza il made in Italy” tra allarmi e dibattito scientifico

L'app Yuka boccia prosciutti e formaggi italiani con voti bassissimi. Federalimentare: "Informazioni fuorvianti". Ecco i due lati della verità.

Yuka sotto accusa: l’app che “penalizza il made in Italy” tra allarmi e dibattito scientifico

Un’applicazione francese per la valutazione della salubrità degli alimenti sta facendo discutere l’intero comparto agroalimentare italiano. Yuka, disponibile in Italia con milioni di utenti, assegna punteggi molto bassi ad alcune delle eccellenze nazionali più riconosciute: dal Prosciutto di Parma (31/100) alla Bresaola della Valtellina Igp (7/100), fino alla Mortadella Bologna Igp che ottiene addirittura zero.

Secondo le associazioni di categoria e alcuni parlamentari, il sistema di giudizio utilizzato dall’app – basato sull’algoritmo del Nutriscore – sarebbe fuorviante e penalizzante per il made in Italy, perché non tiene conto delle porzioni reali di consumo né del ruolo di questi prodotti all’interno di una dieta equilibrata. L’app, che conta 80 milioni di utenti nel mondo e 8 milioni in Italia, non è mai stata autorizzata ufficialmente né dall’Unione Europea né dal nostro Paese, eppure influenza le scelte di milioni di consumatori che cercano un’indicazione rapida sulla qualità di ciò che portano in tavola.

Ma quanto c’è di scientificamente valido in queste valutazioni? E quali sono le posizioni delle istituzioni e dell’azienda stessa?

Come funziona Yuka e perché l’industria alimentare italiana protesta

Il meccanismo di Yuka è semplice e per questo molto efficace: si inquadra il codice a barre di un prodotto e l’app restituisce un punteggio da 0 a 100, accompagnato da un colore (rosso, giallo, verde). Il voto si basa su tre parametri principali – grassi, zuccheri, sale – calcolati su una porzione standard di 100 grammi, esattamente come avviene per il Nutriscore, l’etichetta a semaforo promossa dalla Francia e mai adottata ufficialmente a livello europeo. Il problema, spiegano Federalimentare e Confagricoltura, è che una porzione da 100 grammi di olio extravergine d’oliva o di Parmigiano Reggiano non corrisponde a ciò che un consumatore medio assume realmente in un pasto.

“Si tratta di informazioni fuorvianti e assolutistiche – ha dichiarato Paolo Mascarino, presidente di Federalimentare – prive di solide basi scientifiche e capaci di condizionare negativamente le scelte dei consumatori”. A sostenere la tesi è anche un’interrogazione parlamentare presentata dal deputato Mirco Carloni (Lega), che parla di “concorrenza sleale verso il made in Italy”.

La replica di Yuka: “Valutazioni trasparenti e basate su oltre 150 studi”

Di fronte alle critiche, l’azienda francese ha risposto per le rime. In una rettifica pubblicata dallo stesso quotidiano che aveva lanciato l’allarme (Il Sole 24 Ore), la responsabile legale di Yuka, Louise Dacarsine, ha respinto ogni accusa: “Le affermazioni secondo cui Yuka diffonderebbe informazioni prive di basi scientifiche sono false. La nostra valutazione nutrizionale si basa sul Nutri-Score, oggetto di oltre 150 pubblicazioni scientifiche che ne confermano la validità”.

L’azienda sottolinea inoltre di aver rispettato pienamente gli impegni presi nel 2022 davanti all’Antitrust italiano, modificando i toni più allarmistici e rendendo trasparenti tutti i riferimenti scientifici consultabili all’interno dell’app. “Non è vero che i giudizi sono fuorvianti – prosegue la nota – anzi, il nostro obiettivo è rendere accessibili ai consumatori i dati scientifici esistenti”.

Dove sta la verità? Un equilibrio ancora da trovare

Il nodo centrale è duplice. Da un lato, è innegabile che un sistema di valutazione basato esclusivamente su 100 grammi possa penalizzare cibi ad alta densità nutrizionale ma consumati in piccole porzioni, come i formaggi stagionati o i salumi. Dall’altro, l’app ha il merito di spingere i consumatori a leggere le etichette e a interrogarsi sugli ingredienti. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha definito l’algoritmo di Yuka “completamente sbagliato”, ma meno pericoloso del Nutriscore.

L’Italia continua a lavorare per un sistema di etichettatura puramente informativo, basato sulla dieta mediterranea. Intanto, l’Antitrust – che già nel 2022 aveva avviato un procedimento contro Yuka – potrebbe riesaminare la questione su richiesta delle associazioni di categoria. In attesa di una regolamentazione europea chiara, il consiglio per i consumatori rimane quello di non affidarsi ciecamente a un singolo punteggio, ma di integrare l’app con una conoscenza di base dell’alimentazione equilibrata.

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