El Niño è un fenomeno climatico naturale che si verifica quando le acque superficiali dell’Oceano Pacifico centrale e orientale si riscaldano oltre la norma. Questo altera le correnti e i venti, portando siccità in alcune regioni e piogge torrenziali in altre. Quando l’intensità è particolarmente elevata, si parla di “Super El Niño” o “Godzilla El Niño”.
Secondo gli esperti della NOAA, il ciclo previsto per il 2026-2027 potrebbe essere il più potente degli ultimi 150 anni, con temperature superficiali del mare che potrebbero superare di oltre 2°C la media. Combinato con il riscaldamento globale, potrebbe spingere le temperature medie globali del 2027 a livelli mai registrati, con ondate di calore, siccità e tempeste estreme.
Per l’Agricoltura, gli effetti sono devastanti: i raccolti vengono compromessi da siccità prolungate o inondazioni improvvise, e i cicli di Semina e raccolta vengono sconvolti. Questo si traduce in una riduzione della produzione di materie prime alimentari, con conseguente aumento dei prezzi.
Gli analisti di Goldman Sachs stimano che un El Niño intenso potrebbe causare un aumento del 15,8% dei prezzi globali delle materie prime alimentari. L’impatto non è immediato, perché l’agricoltura segue tempi naturali: gli effetti completi potrebbero emergere solo nella seconda metà del 2028.
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Come El Niño influenza i prezzi del cibo: il meccanismo della climateflation
Il termine “climateflation” descrive l’aumento dei prezzi causato dalla crisi climatica. Quando Eventi estremi come siccità e alluvioni colpiscono le aree di produzione, i raccolti diminuiscono, i costi di produzione aumentano (ad esempio per Irrigazione e raffreddamento) e le filiere logistiche vengono interrotte. Questo si ripercuote sui prezzi finali al supermercato. Nel caso del Super El Niño, lo shock potrebbe essere globale, coinvolgendo non solo i paesi tropicali ma anche l’Europa e l’Italia.
Il meccanismo della climateflation: come lo shock climatico si trasforma in rincari
La climateflation agisce attraverso tre canali principali: l’offerta agricola, i costi di produzione e la logistica. Quando El Niño altera i pattern meteorologici, le rese delle colture crollano in vaste aree del mondo. Ad esempio, siccità prolungate in Sudamerica e Sudest asiatico riducono la produzione di soia, mais e riso, mentre piogge torrenziali in altre regioni danneggiano frutteti e piantagioni. La minore disponibilità di materie prime fa salire i prezzi sui mercati internazionali, come già osservato durante gli episodi del 1997-98 e 2015-16.
Inoltre, gli agricoltori devono sostenere costi extra per adattarsi: più irrigazione, sistemi di raffreddamento per il bestiame, serre e drenaggi. Questi investimenti si traducono in prezzi più alti alla vendita. Le interruzioni logistiche – strade allagate, porti danneggiati, ritardi nei trasporti – aggravano ulteriormente la situazione, creando strozzature che spingono i prezzi al rialzo anche in regioni non direttamente colpite.
Esempi concreti: dal caffè al Parmigiano Reggiano
Colture tropicali come caffè, cacao e banane sono particolarmente vulnerabili. Durante El Niño 2015-16, il prezzo del caffè arabica aumentò del 30% a causa della siccità in Brasile. In Italia, il Caldo record minaccia il Parmigiano Reggiano: le mucche producono meno Latte (fino al 10% in meno) e la qualità dell’erba diminuisce, aumentando i costi di produzione. Secondo Reuters, gli allevatori usano ventilatori e nebulizzatori per ridurre lo stress termico, ma ciò incide sul prezzo finale del formaggio.
Il ruolo delle tensioni geopolitiche
Le guerre e le sanzioni si sommano agli effetti climatici. La guerra in Iran, ad esempio, ha già fatto salire i prezzi dell’energia e dei trasporti. Quando El Niño colpisce, la combinazione di shock climatici e geopolitici crea una “tempesta perfetta” che amplifica l’inflazione alimentare. Gli analisti di UniCredit, citati dal The Guardian, sottolineano che la climateflation è già in atto: i costi di produzione aumentano in molti settori, e per i consumatori europei ciò significa possibili rincari fino al 2028.
Impatti concreti in Italia: Parmigiano Reggiano e pesca nel Delta del Po
Le temperature sempre più elevate stanno mettendo sotto pressione alcune eccellenze italiane. Secondo Reuters, il caldo record minaccia la filiera del Parmigiano Reggiano. Le mucche soffrono le ondate di calore: si muovono meno, riducono l’alimentazione e producono fino al 10% di latte in meno. La siccità riduce la disponibilità di erba e fieno, aumentando i costi di alimentazione. Per raffreddare gli allevamenti si usano ventilatori e nebulizzatori, che fanno salire i consumi energetici. Anche i magazzini di stagionatura richiedono più energia per mantenere temperatura e umidità costanti. Se gli episodi di caldo estremo diventeranno più frequenti, i costi lungo tutta la filiera aumenteranno ulteriormente.
Nel Delta del Po, tra Rovigo e Ferrara, la temperatura dell’acqua ha raggiunto i 32°C, causando moria di molluschi. Nella Sacca di Scardovari, il Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine segnala perdite pesanti per cozze e ostriche. Nella Sacca di Goro, le alte temperature e lo scarso ricambio idrico hanno trasformato la laguna in una “pentola”, mettendo a rischio gli allevamenti di vongole. A ciò si aggiunge una fioritura algale intensa, che non si osservava da 10-15 anni. Gli operatori devono rimuovere le alghe per continuare le attività. Secondo le stime, la crisi climatica provoca ogni anno danni diretti alla pesca professionale italiana per circa 200 milioni di euro, con un impatto pesante sulla molluschicoltura.
Cosa possiamo fare per mitigare gli effetti sui prezzi del cibo
Anche se non possiamo fermare El Niño, possiamo adottare strategie per ridurre l’impatto sui nostri consumi. Ecco alcuni consigli pratici:
Diversificare le fonti di approvvigionamento
Acquistare prodotti locali e di stagione riduce la dipendenza da aree colpite da eventi estremi. I gruppi di acquisto solidale (GAS) permettono di sostenere i produttori locali e ottenere prezzi più stabili. Anche la coltivazione domestica di ortaggi, anche in piccoli spazi, può contribuire a ridurre la spesa.
Ridurre gli sprechi alimentari
Pianificare i pasti, conservare correttamente gli alimenti e utilizzare le eccedenze (ad esempio con ricette anti-spreco) aiuta a risparmiare e a non alimentare la domanda eccessiva. Secondo la FAO, un terzo del cibo prodotto globalmente viene sprecato: ridurre questo spreco significa abbassare la pressione sui prezzi.
Sostenere l’agricoltura rigenerativa
Pratiche come la rotazione delle colture, l’uso di coperture vegetali e il compostaggio migliorano la resilienza del suolo e la capacità di assorbire eventi climatici estremi. Scegliere prodotti da aziende che adottano questi metodi incentiva una filiera più stabile.
Investire in tecnologie di raffreddamento efficienti
Negli allevamenti, sistemi di ventilazione e nebulizzazione a basso consumo possono ridurre i costi energetici e lo stress termico degli animali, mantenendo la produttività. Anche a livello domestico, elettrodomestici efficienti (classe A o superiore) aiutano a contenere le bollette.
Monitorare i prezzi e fare scorte intelligenti
Acquistare in grandi quantità prodotti non deperibili (riso, pasta, legumi, olio) quando i prezzi sono bassi permette di fissare un costo medio più vantaggioso. Utilizzare app o siti di confronto prezzi aiuta a individuare le offerte migliori.
Informarsi e partecipare a iniziative di consumo critico
I gruppi di acquisto solidale (GAS) e le cooperative alimentari permettono di acquistare direttamente dai produttori, tagliando gli intermediari. Partecipare a banche del tempo o scambi di prodotti con altri hobbisti può ulteriormente ridurre la dipendenza dal mercato globale.
Inoltre, è importante informarsi e partecipare a iniziative di consumo critico, come i gruppi di acquisto solidale (GAS) che sostengono i produttori locali.
Previsioni per il futuro: fino al 2028 cosa aspettarci
Secondo gli esperti, l’evento El Niño 2026-2027 potrebbe durare fino ad aprile 2027, con impatti che si protrarranno ben oltre. L’aumento dei prezzi delle materie prime alimentari potrebbe essere del 15,8% secondo Goldman Sachs, con effetti visibili sui prezzi al dettaglio nella seconda metà del 2028. I consumatori europei potrebbero vedere rincari su prodotti come latte, formaggi, cereali e olio. Anche la pesca subirà rincari a causa della riduzione delle catture.
Le temperature globali potrebbero superare di 1,7°C la media preindustriale, avvicinandosi alla soglia critica dell’Accordo di Parigi. Questo rende ancora più urgente l’adozione di politiche climatiche ambiziose e di adattamento. Per il settore agricolo, investire in varietà resistenti alla siccità e in sistemi di irrigazione efficienti diventa cruciale.
Impatti concreti sul cibo che arriva in tavola
Gli effetti di un super El Niño non si limitano ai mercati globali: si traducono in aumenti visibili sugli scaffali dei supermercati. Secondo le analisi di Goldman Sachs, il rincaro delle materie prime agricole potrebbe arrivare al 15,8%, con un impatto differito nel tempo a causa dei cicli di produzione. I prodotti più colpiti saranno quelli che dipendono da raccolti stagionali e da aree geografiche vulnerabili, come il Sudamerica e il Sud-est asiatico. In Europa, i consumatori potrebbero vedere aumenti su latte, formaggi, cereali e olio d’oliva, mentre la pesca subirà rincari a causa della riduzione delle catture legata al riscaldamento degli oceani.
Il rischio di una ‘tempesta perfetta’ per l’agricoltura
Gli analisti parlano di una possibile ‘tempesta perfetta’ che combina fattori climatici e geopolitici. Da un lato, le tensioni internazionali e la guerra in Iran hanno già spinto al rialzo i prezzi energetici e alimentari; dall’altro, un clima sempre più instabile mette a rischio raccolti e trasporti. Il termine ‘climateflation’ descrive proprio questo fenomeno: la crisi climatica diventa crisi economica, aumentando i costi di produzione e i prezzi finali. Per l’agricoltura italiana, le eccellenze come il Parmigiano Reggiano sono già sotto pressione: le mucche producono fino al 10% di latte in meno a causa dello stress da caldo, e la siccità riduce la disponibilità di foraggio. Soluzioni come ventilatori e nebulizzatori aiutano, ma aumentano i costi.
Cosa possono fare gli agricoltori per prepararsi
Di fronte a queste previsioni, gli agricoltori possono adottare strategie di adattamento per mitigare i danni. Investire in varietà di colture resistenti alla siccità e al caldo è una priorità, così come migliorare i sistemi di irrigazione a goccia per ridurre gli sprechi idrici. Anche la diversificazione delle produzioni e l’uso di coperture per proteggere le piante dalle ondate di calore possono fare la differenza. Sul lungo periodo, è fondamentale partecipare a programmi di ricerca e sviluppo per selezionare sementi più resilienti. Le politiche di sostegno, come i fondi europei per l’adattamento climatico, possono aiutare a coprire i costi di queste innovazioni.
Domande frequenti
El Niño e La Niña: qual è la differenza?
El Niño è la fase calda del ciclo ENSO, con riscaldamento del Pacifico equatoriale. La Niña è la fase fredda, con temperature più basse del normale. Entrambi influenzano il clima globale, ma El Niño è associato a siccità in alcune aree e piogge in altre.
Il Super El Niño del 2026-27 è già confermato?
No, è una previsione basata su modelli climatici. La NOAA stima una probabilità del 63% che le temperature superficiali del mare superino di 2°C la media, ma non è certo.
Come posso proteggere il mio orto dagli effetti di El Niño?
Usa pacciamatura per trattenere l’umidità, scegli colture resistenti alla siccità e installa sistemi di irrigazione a goccia. In caso di piogge intense, assicurati un buon drenaggio.
I prezzi del Parmigiano Reggiano aumenteranno davvero?
Sì, è probabile. Il caldo riduce la produzione di latte e aumenta i costi di allevamento e stagionatura, fattori che si riflettono sul prezzo finale.
Quali altri alimenti potrebbero rincarare?
Oltre al Parmigiano, sono a rischio cereali (grano, riso), olio di palma, caffè e cacao, poiché le aree di produzione sono spesso colpite da El Niño.







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