La proroga del taglio delle accise sul gasolio, annunciata come un sollievo per gli automobilisti, si è rivelata una misura di brevissima durata e dagli effetti già azzerati dai rincari internazionali. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin hanno firmato il decreto che estende lo sconto di 17 centesimi al litro fino al 26 agosto, finanziato con 20,8 milioni di euro provenienti dall’extra-gettito Iva. Ma i prezzi alla pompa, spinti dalle tensioni geopolitiche nello stretto di Hormuz, hanno già superato ogni beneficio, lasciando i consumatori a fare i conti con cifre da record proprio durante il controesodo estivo.
Secondo le rilevazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la media del diesel in autostrada ha raggiunto 2,203 euro al litro, mentre la benzina si attesta a 2,087 euro, senza alcuno sconto. Numeri che ricordano i picchi del 2022, come denuncia il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona. Nel frattempo, l’Osservatorio mobilità stradale dell’Anas stima che oltre 24 milioni di veicoli siano in viaggio per il rientro, rendendo ancora più pesante il conto per le famiglie.
Una misura tampone che non convince
La scelta del governo ha scatenato immediate polemiche politiche e sociali. La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha parlato di una “misura tampone” inutile, rilanciando la proposta di una tassa sugli extraprofitti delle società energetiche, sostenuta anche da Giuseppe Conte e Angelo Bonelli. Il Codacons ha definito la proroga “del tutto insufficiente”, mentre Assoutenti chiede un taglio prolungato almeno fino al 6 settembre per evitare ripercussioni sui bilanci familiari.
La durata di soli due giorni appare simbolica più che sostanziale: dal 27 agosto lo sconto decadrà, con un possibile aumento di quasi 30 centesimi al litro per il gasolio. Il prossimo Consiglio dei Ministri è fissato per il 3 settembre, ma le casse statali non offrono margini immediati. Per questo l’Italia, insieme ad altri cinque Paesi europei, ha presentato una proposta per una tassa Ue sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, che sarà discussa all’Ecofin di settembre, ma che rischia di arenarsi di fronte allo scoglio dell’unanimità.
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Come funziona lo sconto e perché non basta
Il meccanismo delle accise mobili consente di compensare il minor gettito con l’extra-Iva generato dai prezzi alti, ma non incide sulla struttura dei listini. Per capire meglio il funzionamento di questo sconto e i suoi limiti, puoi leggere il nostro approfondimento dedicato al taglio delle accise sul diesel. La misura, infatti, non si applica alla benzina, che resta al prezzo pieno, e il suo effetto viene rapidamente assorbito dalle fluttuazioni del mercato internazionale.
In questo contesto, gli automobilisti si trovano a dover scegliere se fare rifornimento subito o attendere, ma con il rischio di vedere i prezzi salire ulteriormente. Le associazioni dei consumatori invitano a monitorare i listini e a segnalare eventuali speculazioni, mentre il governo cerca di tamponare una situazione che appare destinata a peggiorare senza un intervento strutturale a livello europeo.
Le prospettive future
La partita si gioca su due fronti: quello interno, con la difficoltà di trovare risorse per prolungare lo sconto, e quello europeo, dove la proposta di tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere incontra resistenze. Il prossimo Ecofin sarà decisivo, ma l’unanimità richiesta rende difficile un accordo rapido. Nel frattempo, i consumatori restano in balia dei prezzi, con la speranza che la situazione geopolitica si stabilizzi e che i listini tornino a livelli più sostenibili.
Per chi vuole ridurre i costi alla pompa, può essere utile confrontare i prezzi tra i diversi distributori e valutare soluzioni alternative come il car pooling o i mezzi pubblici. Ma senza un intervento deciso, il caro carburanti rischia di pesare ancora a lungo sulle tasche degli italiani.



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