Menu

Caldo e blatte in città: cosa c’entra il clima (davvero)

Le estati più calde accelerano il ciclo delle blatte e il canto delle cicale, ma non sempre significano più insetti. Ecco cosa dicono gli studi.

scarafaggi

Accendete la luce in cucina e qualcosa scappa veloce verso il battiscopa. Fuori, le cicale scandiscono il crepuscolo con un frinire che sembra non fermarsi mai. Le estati sempre più calde stanno modificando il comportamento di molti insetti urbani, ma in modi diversi e con sfumature che meritano attenzione. Da un lato, alcune specie di blatte completano lo sviluppo più rapidamente quando il termometro sale; dall’altro, temperatura e umidità regolano tempi e intensità del canto delle cicale. Ma attenzione a non saltare a conclusioni affrettate: non ogni scarafaggio avvistato è una prova del cambiamento climatico, né una settimana particolarmente rumorosa certifica un’invasione di cicale. Per capire cosa sta davvero succedendo, bisogna guardare ai dati e alla biologia di questi animali.

Perché il caldo accelera le blatte

Le blatte sono animali ectotermi: la loro temperatura corporea e gran parte delle loro attività dipendono dall’ambiente. Entro una finestra favorevole, il calore accelera metabolismo, sviluppo e riproduzione. Una revisione pubblicata su Medical and Veterinary Entomology indica proprio nelle temperature più alte uno dei fattori in grado di aumentare il ritmo riproduttivo degli scarafaggi. Piogge intense e allagamenti, inoltre, possono disturbare i rifugi esterni e spingere gli animali dentro gli edifici, alla ricerca di riparo e cibo.

Il fenomeno è ben visibile negli esperimenti sulla Blattella germanica, la piccola blatta che si insedia volentieri in cucine, dispense e locali riscaldati. In uno studio pubblicato sul Journal of Economic Entomology, lo sviluppo da ninfa ad adulto è durato in media circa 41 giorni a 25 °C e 31 giorni a 30 °C. Dieci giorni risparmiati, per un insetto che vive accanto all’uomo e produce più generazioni all’anno, possono fare una differenza notevole. Ma il termometro non concede vantaggi senza limiti: nello stesso esperimento, a 35 °C la percentuale di individui arrivati allo stadio adulto è scesa e alcuni hanno mostrato uno sviluppo ostacolato dalle condizioni estreme. Il caldo aiuta fino alla soglia tollerata dalla specie; oltre, diventa stress.

Va ricordato che si tratta di test di laboratorio, con temperature costanti e una specifica popolazione di blatte. Da soli non permettono di calcolare quanti scarafaggi ci siano oggi nei condomini italiani. Fuori dal laboratorio, una perdita sotto il lavello può contare quanto qualche grado in più. Le blatte cercano acqua, cibo e ripari stretti: residui sotto gli elettrodomestici, pattumiere accessibili, cartoni accumulati, condensa e fessure attorno ai tubi completano una sistemazione ideale. La prevenzione più efficace parte quindi dall’edificio: riparare le perdite, pulire subito residui e liquidi, conservare gli alimenti in contenitori chiusi, sigillare crepe e passaggi attorno alle tubature. L’Agenzia statunitense per la protezione ambientale riunisce queste misure nella gestione integrata degli infestanti, che riduce le condizioni favorevoli prima di ricorrere ai trattamenti chimici. Nebulizzare una stanza a caso può dare una soddisfazione immediata, ma dietro il mobile la colonia potrebbe sopravvivere.

Pubblicità

Cicale: il canto che segue il termometro

Le cicale adulte compaiono dopo una lunga fase giovanile trascorsa nel terreno. I maschi producono il richiamo attraverso membrane addominali chiamate timballi, contraendole rapidamente per attirare le femmine. Quel sottofondo che accompagna l’estate è quindi un’attività riproduttiva regolata anche dalla temperatura. Uno studio su tre specie di cicale portoghesi, registrate tra 24 e 38,5 °C, ha rilevato una forte dipendenza del canto dalla temperatura: cambiavano il ritmo delle unità sonore e la loro ripetizione; sotto i 24 °C gran parte degli animali non cantava. Intorno ai 38-40 °C, però, pochi individui continuavano a farlo e il canto diventava irregolare. Anche qui la relazione ha una curva, non un interruttore bloccato sulla modalità concerto.

Un’estate calda può rendere le cicale più attive o anticiparne alcuni passaggi stagionali, ma sentirle più spesso non dimostra automaticamente che siano diventate più numerose. Contano la specie, la vegetazione, l’umidità del terreno, le temperature degli anni precedenti e la disponibilità degli alberi utilizzati dagli adulti. Conta perfino l’attenzione umana: un coro sopra il parcheggio si nota più facilmente di qualche esemplare disperso nella campagna. Uno studio del 2024 sulla data del primo canto ha osservato che temperature più elevate tra la seconda parte dell’estate e l’inizio dell’inverno precedente potevano anticipare la comparsa acustica delle cicale analizzate. È un risultato riferito a quelle popolazioni e a quel contesto, ma mostra quanto il ciclo di questi insetti possa conservare memoria termica ben oltre la giornata in cui cominciano a cantare.

Città più verdi, ma con interventi mirati

Cicale e blatte raccontano due rapporti quasi opposti con l’ambiente urbano. Le prime hanno bisogno di terreno e alberi per completare il ciclo; le seconde sfruttano magnificamente le nostre infrastrutture, soprattutto quando manutenzione e pulizia lasciano qualche varco. Metterle nello stesso sacco degli “insetti aumentati con il caldo” rende la storia semplice e poco precisa. Gli alberi urbani possono comunque abbassare le temperature e attenuare l’isola di calore: uno studio condotto sulle città europee e pubblicato su Nature Communications ha rilevato un raffreddamento significativo delle superfici coperte da alberi rispetto al tessuto urbano costruito. Non basta disegnare una macchia verde intorno a una rotatoria: servono chiome, suolo permeabile, acqua e spazio perché gli alberi possano crescere davvero. Più verde riduce il calore e offre habitat a molte specie, ma non sostituisce la disinfestazione dentro un edificio infestato. Lì servono manutenzione, monitoraggio e interventi mirati.

Nel frattempo, il contesto italiano lascia poco spazio alle nostalgie: secondo il Rapporto SNPA “Il clima in Italia nel 2025”, la temperatura media dell’anno è stata superiore di 1,03 °C rispetto al periodo 1991-2020, con l’estate quarta più calda della serie iniziata nel 1961. Mentre il caldo spinge le cicale a cantare prima e le blatte a riprodursi più in fretta, la convivenza con gli insetti ha i suoi confini: il canto tra le fronde può entrare nel paesaggio estivo, la blatta dietro la macchina del caffè difficilmente otterrà lo stesso riconoscimento. Per chi vuole prevenire infestazioni, la strada maestra resta quella della pulizia e della manutenzione, come spieghiamo anche nella nostra guida alle piante in vaso col caldo afoso e nei consigli su perché fa così caldo.

Condividi

Partecipa alla discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Potrebbero interessarti anche…