New York, la vetrina del Summer Fancy Food Show, ha offerto ancora una volta lo scenario perfetto per misurare il polso del Made in Italy agroalimentare negli Stati Uniti. Tra gli stand del Jacob K. Javits Convention Center, i prodotti italiani hanno catalizzato l’attenzione di buyer e distributori, confermando un fascino che il mercato più esigente del mondo non sembra voler esaurire. In questo contesto, l’ambasciatore d’Italia a Washington, Marco Peronaci, ha tracciato un bilancio del primo anno di mandato, offrendo uno spaccato delle sfide e delle opportunità che attendono le imprese italiane nella prima economia globale.
La presenza italiana negli Stati Uniti, secondo Peronaci, è “pienamente positiva”. Il Made in Italy non è percepito solo come un insieme di prodotti di eccellenza, ma come un patrimonio di qualità, identità, innovazione e affidabilità. Il consumatore americano, spiega il diplomatico, guarda sempre più al valore dell’autenticità e alla capacità delle imprese italiane di coniugare tradizione e modernità. Un ruolo chiave in questa percezione è giocato dalla grande comunità italoamericana, definita dall’ambasciatore uno “straordinario valore aggiunto” che rafforza il legame tra le aziende e il mercato statunitense.
Unesco e Cucina Italiana: un nuovo strumento di promozione
L’edizione del Fancy Food Show di quest’anno ha avuto un significato particolare, essendo la prima dopo il riconoscimento della Cucina Italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità da parte dell’Unesco. Un traguardo che, secondo Peronaci, rappresenta “un importante strumento di promozione internazionale” del modello alimentare italiano, dei territori e delle filiere produttive.
Il riconoscimento offre nuove opportunità per raccontare il valore autentico del Made in Italy, anche in un mercato competitivo come quello americano, dove la domanda di alimenti salutari, sostenibili e di alta qualità è in costante crescita. L’olio extravergine di oliva, i prodotti Dop e Igp e la dieta mediterranea intercettano perfettamente questa evoluzione, trasformando una tendenza in un vantaggio competitivo per l’Italia.
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La diplomazia economica al fianco delle imprese
L’ambasciatore ha sottolineato come la riforma del Ministero degli Esteri, voluta dal ministro Antonio Tajani, abbia rafforzato la vocazione della rete diplomatico-consolare a sostenere l’internazionalizzazione delle imprese italiane. La priorità, ha detto, è “stare a fianco delle nostre imprese”, essendo sempre più presenti nei territori, nelle fiere, nelle università e nei centri di innovazione.
In questo primo anno, Peronaci ha visitato California, Florida, Illinois, Maryland, New York, Pennsylvania, Texas e Virginia, con l’intenzione di continuare a esplorare un paese grande quasi quanto l’intera Europa. La diplomazia economica, in un contesto geopolitico complesso, vede nell’agroalimentare uno “straordinario strumento di dialogo”, capace di costruire relazioni che vanno oltre i semplici scambi commerciali.
Italian sounding: la sfida della difesa del vero Made in Italy
Accanto alle opportunità, resta il fenomeno dell’Italian sounding, che continua a sottrarre valore economico e identità alle produzioni autentiche. Peronaci lo definisce “non solo un danno economico ma anche reputazionale”, che mette di fronte alla perdita di identità e di valore per le imprese e per i consumatori, spesso tratti in inganno. La difesa del Made in Italy richiede un lavoro di squadra che si concretizza non solo nel contrasto delle imitazioni, ma anche nell’educare il consumatore al valore dell’autenticità. Un impegno, quello tra pubblico e privato, che secondo l’ambasciatore sta già dando buoni frutti, come dimostra l’attenzione crescente verso i prodotti certificati e la storia che essi raccontano.
Il messaggio finale dell’ambasciatore agli imprenditori italiani è chiaro: gli Stati Uniti sono la prima economia del mondo e un mercato competitivo, esigente e complesso, ma anche “straordinariamente ricco e aperto alla qualità, all’innovazione e alla storia” che i prodotti italiani sanno esprimere. Mentre i padiglioni del Fancy Food Show si svuotano, resta l’immagine di un Made in Italy agroalimentare più vivo e conteso che mai, pronto a giocare una partita ambiziosa con carte straordinarie: una cucina riconosciuta dall’Unesco, una rete diplomatica vicina alle imprese e una comunità italoamericana che rappresenta il ponte più solido tra i due paesi.
Per chi guarda al mercato americano, il consiglio è di non fermarsi: il racconto del cibo italiano in America è tutt’altro che concluso, anzi, si apre ora un nuovo capitolo. Per approfondire come il sistema Italia stia innovando in altri settori, puoi leggere il nostro articolo su Agricoltura italiana hub innovazione: modello Hub & Spoke Agea.


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