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Fao, piano globale per allevamenti sostenibili: cosa cambia

La Fao approva il primo piano d'azione globale per trasformare la zootecnia: meno antibiotici, più tutela di animali e clima. Ecco i 4 obiettivi.

Mucca bianca e nera che produce latte bovino

La zootecnia mondiale è a un punto di svolta. Con la crescita della domanda di carne, latte e altri alimenti di origine animale, il settore è diventato centrale per l’economia di milioni di piccoli produttori, ma anche uno dei principali imputati sul fronte ambientale e sanitario. Per rispondere a queste sfide, la Fao ha approvato il Piano d’azione globale per la trasformazione sostenibile dell’allevamento, il primo quadro di riferimento internazionale di questo tipo. Il documento è stato varato durante la 30esima sessione del Comitato per l’agricoltura (Coag), svoltasi a Roma dal 20 al 24 luglio 2026, e punta a guidare i Paesi verso sistemi di allevamento più equilibrati, capaci di garantire cibo e reddito riducendo al contempo le pressioni su ambiente, clima e salute.

Non si tratta di un semplice elenco di buone intenzioni: il Piano raccoglie 17 priorità strategiche e 85 azioni concrete, che spaziano dalla sicurezza alimentare alla salute animale, dalla gestione delle risorse naturali alla lotta al cambiamento climatico. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: trasformare un comparto che oggi è sotto accusa per le emissioni di gas serra, l’uso di antibiotici e l’impatto su suoli e acque, senza però penalizzare chi vive di allevamento. La Fao sottolinea infatti che per centinaia di milioni di persone, soprattutto nei Paesi più vulnerabili, gli animali rappresentano una fonte essenziale di sostentamento e sicurezza alimentare. La sfida, quindi, è rendere il sistema più efficiente e sostenibile senza compromettere il ruolo economico e sociale della zootecnia.

Perché serve un piano globale sugli allevamenti

Il comparto zootecnico è cresciuto rapidamente negli ultimi decenni, trainato dall’aumento della domanda globale di proteine animali. Questa crescita ha portato con sé una serie di criticità: dalle emissioni di gas serra alla pressione sulle risorse naturali, dalla perdita di biodiversità all’inquinamento di suoli e acque. A questi problemi si aggiunge la resistenza agli antimicrobici, favorita dall’uso eccessivo o improprio di antibiotici negli animali, che può contribuire alla diffusione di batteri resistenti e rappresenta una delle principali minacce per la salute globale. La Fao, però, invita a non vedere il settore solo come un problema: per milioni di persone, soprattutto nei Paesi più vulnerabili, gli allevamenti sono un elemento essenziale per il sostentamento, l’accesso al cibo e l’economia locale. La sfida, quindi, è trasformare il sistema rendendolo più efficiente e sostenibile, senza compromettere la sicurezza alimentare.

Quattro grandi obiettivi per trasformare la zootecnia

Il nuovo Piano d’azione globale della Fao si basa su quattro aree prioritarie, che mettono insieme aspetti economici, sociali e ambientali. La prima riguarda sicurezza alimentare, nutrizione e diete sane: l’obiettivo è garantire la disponibilità di alimenti di origine animale sicuri e nutrienti, ma anche rendere le filiere più efficienti. Tra le azioni previste ci sono la riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari, una migliore gestione della produzione e maggiori conoscenze sugli effetti nutrizionali del consumo di questi alimenti nelle diverse fasi della vita. La seconda area riguarda il sostegno agli allevatori e alle comunità rurali: la Fao propone di migliorare l’accesso ai mercati, rafforzare cooperative e organizzazioni di produttori, favorire formazione e innovazione e sviluppare strumenti che aiutino gli allevatori ad affrontare crisi economiche e climatiche, soprattutto nei contesti più vulnerabili.

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La terza area è dedicata alla salute animale attraverso l’approccio One Health, che considera collegati il benessere degli animali, la salute umana e quella degli ecosistemi. Per ridurre il ricorso agli antibiotici, il Piano indica la necessità di puntare sulla prevenzione delle malattie, su una maggiore biosicurezza negli allevamenti, su programmi di sorveglianza sanitaria, vaccinazioni e migliori pratiche di gestione degli animali. Infine, il quarto obiettivo riguarda risorse naturali, clima e biodiversità. La Fao indica diverse strategie per ridurre l’impatto ambientale degli allevamenti, attraverso un uso più efficiente delle risorse, pratiche capaci di diminuire le emissioni e interventi per aumentare la resilienza ai cambiamenti climatici. Un’attenzione particolare è dedicata alla gestione dei mangimi, considerata uno degli elementi chiave dell’impronta ambientale della zootecnia: il Piano invita a migliorare l’efficienza nell’alimentazione degli animali e a sviluppare sistemi di produzione dei mangimi più sostenibili, in grado di ridurre la pressione su terreni, acqua e altre risorse naturali. Un altro punto riguarda i pascoli e i terreni a pascolo, con l’obiettivo di favorirne la conservazione, il ripristino e una gestione più sostenibile. Se correttamente gestiti, questi ecosistemi possono contribuire alla tutela della biodiversità, alla salute dei suoli e alla capacità di adattamento ai cambiamenti climatici.

Nessun obbligo, ma una strategia comune per cambiare il settore

Il Piano della Fao non introduce nuovi obblighi vincolanti per gli Stati, ma rappresenta una cornice comune di riferimento per accompagnare la trasformazione sostenibile degli allevamenti. I Paesi membri sono invitati a utilizzarlo come base per elaborare o adattare strategie nazionali, tenendo conto delle proprie esigenze, condizioni produttive e priorità. La Fao avrà il compito di affiancare i governi nell’attuazione del Piano, fornendo supporto tecnico e monitorando nel tempo i progressi raggiunti. Con questo documento l’organizzazione riconosce che il futuro della zootecnia non può basarsi soltanto sull’aumento della produzione, ma richiede un equilibrio tra necessità alimentari, tutela dell’ambiente e salute di animali e persone.

La trasformazione sostenibile degli allevamenti sarà quindi una delle grandi sfide dei prossimi anni: ridurre l’impatto del settore, proteggere gli ecosistemi e garantire allo stesso tempo il ruolo economico e sociale che la zootecnia ancora svolge per milioni di persone nel mondo. Per chi opera nel settore, la strada è tracciata: puntare su prevenzione, biosicurezza e gestione efficiente delle risorse. Per chi segue l’evoluzione del comparto, il messaggio è chiaro: la sostenibilità non è più un’opzione, ma una necessità. In questo contesto, anche le scelte quotidiane dei consumatori possono fare la differenza, come dimostrano le tendenze verso prodotti a km 0 e filiere più trasparenti, ad esempio nell’enoturismo in Romagna o nella valorizzazione dei prodotti tipici romagnoli.

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