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Brasile, addio al foie gras: firmata la legge che vieta produzione e vendita

Il presidente Lula firma la legge che vieta foie gras in Brasile. Pene detentive per i trasgressori. Il paese è il secondo al mondo dopo l'India.

foie gras

Il Brasile è ufficialmente il secondo Paese al mondo, dopo l’India, a vietare la produzione, l’importazione, l’esportazione e la commercializzazione del foie gras. La legge federale, firmata dal presidente Luiz Inácio Lula da Silva, rappresenta una svolta epocale nella tutela degli animali e pone fine a una pratica controversa che da decenni anima il dibattito tra diritti animali e tradizione gastronomica.

Il provvedimento entrerà in vigore 180 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e prevede sanzioni severe: i trasgressori rischiano la reclusione da tre mesi a un anno, oltre a multe previste dalla legislazione sui crimini ambientali. La legge nasce su iniziativa del senatore Eduardo Girão, autore del disegno di legge n. 90/2020, e arriva dopo una lunga battaglia politica e sociale portata avanti dall’organizzazione Animal Equality.

I dettagli del bando e le sanzioni

La nuova normativa non lascia spazi di ambiguità. Sarà vietato non solo produrre foie gras sul territorio brasiliano, ma anche importarlo, esportarlo e venderlo. Le pene detentive vanno da tre mesi a un anno, cumulabili con le sanzioni amministrative previste per i crimini ambientali. Un messaggio chiaro che mira a scoraggiare qualsiasi tentativo di elusione.

Nel Paese sudamericano, al momento della firma, esistevano solo due strutture dedicate all’allevamento intensivo di oche e anatre per la produzione di foie gras, entrambe già sottoposte a embargo. Con questa legge, il mercato – che vedeva il prodotto venduto tra i 40 e i 100 euro al chilo – viene definitivamente chiuso.

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Il ruolo di Animal Equality e la fine del gavage

La strada verso il bando è stata lunga e tortuosa. Un ruolo decisivo è stato giocato da Animal Equality Brasil, guidata dalla presidente internazionale Sharon Núñez e sostenuta dal direttore di Animal Equality Italia, Matteo Cupi. Per oltre sei anni, l’associazione ha condotto indagini sul campo negli allevamenti, organizzato manifestazioni e fatto pressione sulle istituzioni per denunciare la pratica del gavage – l’alimentazione forzata che provoca la steatosi epatica nei volatili.

Questa tecnica, utilizzata per ingrossare il fegato di oche grigie delle Landes, anatre mute o ibridi Mulard, consiste nell’inserire un tubo nell’esofago per somministrare grandi quantità di mais. Il risultato è un accumulo patologico di grasso che compromette la respirazione e la mobilità degli animali, con un tasso di mortalità compreso tra il 2 e il 6%. Una pratica crudelmente efficace, ma ormai vietata in Brasile.

Il confronto internazionale e le prospettive future

Con questa legge, il Brasile si allinea all’India, che nel 2014 è stata la prima nazione a bloccare totalmente produzione e commercio di foie gras. In molti altri Stati – tra cui Italia, Germania, Regno Unito, Polonia, Argentina e Australia – la fabbricazione del piatto è già vietata, ma l’importazione e la vendita rimangono consentite. Il provvedimento brasiliano ha radici lontane: già nel 2015 il comune di San Paolo aveva tentato di introdurre un bando locale, poi annullato dai tribunali per difetto di competenza territoriale. Ora, con la legge federale, la questione è risolta a livello nazionale.

La decisione potrebbe avere ripercussioni anche sul mercato internazionale, spingendo altri Paesi a rivedere la propria legislazione. Per i difensori degli animali, è una vittoria storica; per gli chef gourmet, una perdita di una tradizione culinaria secolare.

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