Il disegno di legge sulla caccia, approvato dal Senato il 23 giugno con 80 voti favorevoli, 56 contrari e 2 astenuti, è finito nel mirino della Commissione Europea. Il provvedimento, ora all’esame della Camera, aumenta le specie cacciabili, allunga i calendari venatori e amplia le aree in cui è consentito sparare alla selvaggina.
La portavoce dell’esecutivo Ue, Anna-Kaisa Itkonen, ha fatto sapere durante il briefing con la stampa a Bruxelles che la Commissione sta seguendo attentamente il disegno di legge, mantenendo i contatti con le autorità italiane. Un commento ufficiale arriverà solo dopo la conclusione dell’iter legislativo. Una presa di posizione che conferma i timori degli ambientalisti: il ddl, secondo molti osservatori, viola diverse direttive europee sulla tutela dell’ambiente e della biodiversità.
Bonelli e le opposizioni: il governo rischia una procedura d’infrazione
Le opposizioni hanno accolto con preoccupazione le parole di Bruxelles. Per Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, la posizione della Commissione conferma le denunce degli ultimi mesi: il governo sta rischiando di violare le direttive europee su habitat, uccelli e biodiversità. Secondo Bonelli, la maggioranza vuole trasformare parchi, spiagge e aree protette in territori di caccia, consentendo l’abbattimento di specie oggi tutelate come l’oca selvatica e lo stambecco.
Il leader di Avs ha definito il provvedimento “uno Sparatutto contro la biodiversità, contro la Costituzione e contro il diritto europeo”, chiedendo al governo di fermare la riforma prima che l’Italia venga esposta a una nuova procedura europea. Secondo Bonelli e i Verdi, il governo Meloni avrebbe addirittura nascosto una lettera della Commissione Ue che bocciava duramente il ddl, segnalando il rischio di violazioni delle direttive Uccelli e l’indebolimento del parere scientifico dell’ISPRA.
Pubblicità
Cosa prevede il disegno di legge: dalla gestione della fauna alla liberalizzazione degli abbattimenti
Il disegno di legge n. 1552, presentato dai senatori Malan, Romeo, Gasparri e Salvitti, rivoluziona la legge 157 del 1992, che per oltre trent’anni ha rappresentato il pilastro della protezione della fauna selvatica in Italia. La riforma introduce il concetto di “gestione” della fauna, riconoscendo la caccia come tradizione nazionale ed espressione culturale che concorre attivamente alla tutela ambientale, spostando l’asse dalla protezione esclusiva alla gestione attiva.
Il cuore della riforma è l’attribuzione di maggiori competenze alle Regioni, che potranno gestire impianti di cattura, appostamenti fissi e altre forme di caccia con maggiore libertà. La modifica più discussa riguarda il ruolo dell’ISPRA: il suo parere sui calendari venatori e sulle specie cacciabili non sarà più vincolante, e le Regioni potranno discostarsene citando “fonti scientifiche europee”. Le specie cacciabili si ampliano con l’aggiunta dell’oca selvatica e del piccione selvatico, mentre nella versione iniziale era stato eliminato lo stambecco.
Per i richiami vivi, la riforma cancella i limiti numerici per gli uccelli nati e allevati in cattività. Vengono eliminati i limiti massimi per gli appostamenti fissi e liberalizzati i visori ottici termici e digitali. La caccia sarà consentita sul demanio forestale, mentre per il lupo si introduce la possibilità di abbattimenti in piani di contenimento specifici, mantenendo comunque il divieto di caccia.
Le reazioni delle associazioni ambientaliste e la difesa della maggioranza
Le associazioni ambientaliste e animaliste hanno accolto il ddl con forte preoccupazione. Il centro antivivisezionista Pettirosso di Modena ha denunciato che la riforma permetterà di uccidere le madri con i cuccioli e ha chiesto l’intervento del Presidente della Repubblica. La conduttrice televisiva Licia Colò ha espresso tutto il suo sconcerto, dichiarando in un video che le veniva da piangere e non capendo perché nel 2026 si debbano allargare ulteriormente le maglie sulla caccia.
Dall’altro lato, la maggioranza e Federcaccia sostengono che aggiornare una norma vecchia di 30 anni sia necessario e che la riforma non allarga le aree di caccia. Secondo loro, la riforma recepisce la direttiva europea 147/2009/CE e mira a ridurre il contenzioso giudiziario che ha affollato i tribunali per decenni. Il provvedimento è ora all’esame della Camera, dove si preannuncia un dibattito infuocato. La Commissione UE vigilerà.
Partecipa alla discussione