Le foreste europee stanno vivendo un momento drammatico, strette in una morsa che arriva da due direzioni opposte: da un lato la crisi climatica che le sta lentamente uccidendo, dall’altro la corsa all’infrastruttura digitale che le cancella con le ruspe. Due notizie arrivate a pochi giorni di distanza raccontano una storia comune e allarmante.
Finlandia, Google abbatte 330 ettari di foresta prima dei controlli
Iniziamo dal caso più eclatante. A Muhos, nel nord della Finlandia, Google ha fatto abbattere 330 ettari di foresta per costruire un nuovo data center. Secondo le stime dell’ecologa Mari Annala dell’Associazione finlandese per la conservazione della natura, parliamo di circa 250.000 alberi rasi al suolo.
Il dettaglio più grave? I lavori sono stati completati prima che la valutazione d’impatto ambientale fosse conclusa. Solo il 6 ottobre 2026, a foresta già distrutta, l’autorità finlandese (LVV) ha chiesto di sospendere le attività. A Otanmäki sono stati disboscati altri 200 ettari, per un totale stimato di 400.000 alberi abbattuti per i due progetti, parte di un maxi-investimento da 13 miliardi di euro annunciato da Google.
Oltre al danno paesaggistico, c’è un allarme per l’acqua: sono stati scavati nove chilometri di fossi di drenaggio e il terreno contiene scisti neri che, esposti all’ossigeno, possono acidificare le acque e rilasciare metalli. Google si è scusata e ha promesso di piantare nuovi alberi su 130 ettari. Meno della metà della superficie distrutta, e un albero appena piantato non è una foresta secolare.
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La scoperta scientifica: le foreste muoiono anche dopo primavere perfette
A rendere il quadro ancora più complesso è un nuovo studio pubblicato su Nature Communications, condotto dal Laboratorio francese di Scienze del Clima e dall’Istituto federale svizzero WSL. I ricercatori hanno analizzato 566.840 alberi in Francia dal 2015 al 2023, scoprendo una dinamica tanto sorprendente quanto invisibile.
Ad aprile una foresta piena di foglie sembra in ottima salute. Ma una primavera calda e piovosa spinge gli alberi a una crescita eccessiva: chiome più grandi, più foglie, più traspirazione. Quando arriva l’estate secca, le riserve idriche del suolo sono già consumate. I ricercatori chiamano questo meccanismo structural overshoot: l’albero costruisce in primavera una struttura che poi non riesce a mantenere.
Tra le nove specie più comuni (faggio, farnia, castagno, abete bianco e altre), la mortalità è cresciuta da una volta e mezza fino a quattro volte. Quasi la metà delle 52 specie analizzate mostra un aumento significativo. Le aree più colpite sono nel Giura, nei Vosgi e nel Grand Est.
Un doppio attacco che richiede una nuova consapevolezza
Messe insieme, le due notizie raccontano la stessa verità: le foreste europee non sono più un paesaggio immutabile. Da un lato la crisi climatica le indebolisce con primavere ingannevoli e siccità estive, dall’altro la corsa ai data center le sacrifica sull’altare dell’intelligenza artificiale.
In Finlandia ci sono circa 145 progetti di data center in pianificazione. In Francia, le estati sempre più asciutte trovano alberi già provati. La soluzione, secondo i ricercatori, passa da specie più resistenti alla siccità, diradamenti mirati e una gestione forestale che guardi non solo alle estati siccitose, ma anche alle primavere troppo rigogliose. Dall’altro lato, serve una regolamentazione più severa per le grandi aziende tech, affinché la transizione digitale non avvenga a spese dei polmoni verdi del continente.
Ad aprile la chioma è piena. Ad agosto, sotto quella chioma, l’acqua può essere già finita. E dove passa Google, a volte la chioma non c’è più.


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