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Vegan certificato non è più una nicchia: l’85% delle aziende ha più di 20 anni, ecco i dati di Tuttofood

Analisi VEGANOK su 71 aziende a Tuttofood 2026: 15 regioni, 21 categorie merceologiche, 21 imprese secolari (dal 1760). Conserve, pasta e olio EVO in testa. Il vegan entra nel Made in Italy storico.

Vegan certificato non è più una nicchia: l’85% delle aziende ha più di 20 anni, ecco i dati di Tuttofood

Il cibo vegetale certificato non è più un fenomeno marginale o legato solo a start-up innovative. Secondo un’analisi dell’Osservatorio VEGANOK condotta su 71 aziende e brand presenti a Tuttofood 2026, il vegan è ormai parte integrante dell’agroalimentare italiano, attraversando imprese storiche, filiere produttive centrali e territori distribuiti lungo tutta la penisola.

Lo studio ha ricostruito la distribuzione geografica, l’anzianità aziendale, le categorie merceologiche e la continuità con la certificazione. Il dato più sorprendente riguarda l’anzianità aziendale59 aziende su 71 (l’83%) hanno più di 20 anni, e ben 39 (il 55%) superano i 50 anni. Tra queste, 21 sono secolari (oltre 100 anni di storia), con un percorso che parte dal 1760 e include nomi come Molino Rossetto, Farchioni Olii, Riso Scotti, Crich, Serena Wines, Zuegg, Fabbri 1905, La Molisana, Bauli-Doria, Petti Group.

Un dato che rovescia lo stereotipo del vegan come settore presidiato solo da brand giovani o nati sulle nuove tendenze. La certificazione, insomma, non è una rottura con la tradizione alimentare italiana, ma uno strumento con cui anche aziende longeve aggiornano il proprio posizionamento e rispondono a una domanda di mercato sempre più orientata a trasparenza e verificabilità.

15 regioni e 21 categorie merceologiche: il vegan non vive solo nello scaffale alternativo

La mappa VEGANOK a Tuttofood rappresenta 15 regioni italiane e 21 macro-categorie merceologiche. La regione più rappresentata è il Veneto con 12 aziende, seguita da Lombardia (11), Emilia-Romagna (7), mentre Piemonte, Toscana e Campania contano 6 ciascuna. Il Nord concentra il 52% delle aziende (37), il Centro il 18% (13), mentre Sud e Isole raggiungono il 30% (21), a dimostrazione che il vegan certificato si innesta anche nelle produzioni mediterranee come pasta, conserve, olio, pomodoro e prodotti da forno.

Le categorie più rappresentate sono profondamente legate al Made in Italy: al primo posto conserve e sughi (13 aziende), poi pasta e taralli (9), bakery e snack (6), bevande e biscotti (5 ciascuna), farine e preparati e olio EVO (4 ciascuna). Le prime sette categorie raccolgono il 64,8% del totale, dimostrando che la certificazione vegan non si limita ai sostituti della carne o ai prodotti alternativi, ma entra nelle categorie centrali della dispensa quotidiana, dal retail alla ristorazione fino all’export.

«Il vegan certificato – dichiara Sauro Martella, co-founder di VEGANOK – non è una tendenza passeggera, ma un’informazione di valore per il mercato. Il nostro compito è continuare a garantire uno standard chiaro, credibile e indipendente».

Laura Serpilli, direttrice dell’Osservatorio VEGANOK, aggiunge: «Questa analisi ci restituisce un dato molto concreto: il vegan certificato è ormai dentro le dinamiche reali dell’industria alimentare italiana, e la certificazione è diventata uno strumento di chiarezza, fiducia e posizionamento».

L’indagine conferma che 37 aziende su 71 (il 52%) hanno ricevuto il riconoscimento “10 anni insieme” per la continuità del rapporto con la certificazione, segno di un impegno stabile e non episodico.

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