L’emergenza peste suina africana (PSA) in Toscana sta mettendo a rischio una delle eccellenze zootecniche italiane: la Cinta Senese, razza suina autoctona allevata allo stato brado nei boschi della regione. Con due focolai confermati in allevamenti domestici tra Massa-Carrara e Pistoia, e la malattia che si espande verso l’Emilia-Romagna, la popolazione di Cinta Senese si è ridotta a circa 3.000 esemplari, spingendo la Regione a valutare un piano d’emergenza denominato “Arca di Noè” per preservare il patrimonio genetico della specie.
La Cinta Senese sotto assedio
La PSA, virus letale per suini ma innocuo per l’uomo, ha fatto la sua comparsa in Toscana in un allevamento di Comano (Massa-Carrara), primo caso domestico nella regione. Poco dopo, a San Marcello Piteglio (Pistoia), tre carcasse di cinghiale e due suini morti hanno portato all’abbattimento di circa un centinaio di capi. Il contagio si è poi propagato verso Lizzano in Belvedere (Bologna) e Fanano (Modena), dimostrando che il virus si diffonde attraverso la fauna selvatica lungo l’intero arco appenninico. Dall’inizio della crisi in Italia, si contano oltre 50 focolai e più di 120.000 animali abbattuti. Per la Cinta Senese, allevata a contatto con i cinghiali, il rischio è doppio: la perdita di capi per abbattimenti sanitari e la difficoltà di movimentazione degli animali, che blocca la filiera produttiva. Il Consorzio di Tutela della Cinta Senese DOP, presieduto da Nicolò Savigni, denuncia un danno economico stimato in 5,5 milioni di euro per i 79 allevatori, 6 macelli e 18 trasformatori coinvolti.
Il piano “Arca di Noè”
Per scongiurare l’estinzione della razza, la Regione Toscana sta valutando il trasferimento di 9 esemplari selezionati sull’isola di Pianosa, nell’arcipelago toscano. L’isolamento geografico garantirebbe la salvaguardia del DNA della Cinta Senese, lontano dai circuiti infettivi continentali. Il progetto, ancora in fase di studio, prevede la creazione di un nucleo di riproduttori che possa assicurare la continuità genetica in caso di ulteriori contagi. Sebbene la PSA non rappresenti un pericolo per la salute umana né per contatto né per consumo di carne, le restrizioni alle esportazioni e la sospensione degli scambi commerciali rischiano di compromettere un’eccellenza del made in Italy.
Un patrimonio da salvare
La Cinta Senese non è solo una razza: è un simbolo della biodiversità e della tradizione agroalimentare toscana. La sua carne, pregiata e dal sapore intenso, è alla base di prodotti DOP e presidi Slow Food. La perdita della razza avrebbe ripercussioni non solo economiche ma anche culturali. Savigni ha chiesto alle istituzioni – Regione, Ministeri e Commissario straordinario per la PSA – di riconoscere gli allevamenti come “presìdi strategici” da proteggere. In attesa del piano “Arca di Noè”, gli allevatori chiedono misure immediate: biosecurity rafforzata, indennizzi rapidi e una strategia di contenimento del virus nei cinghiali. La partita si gioca sulla capacità di coniugare salute animale e salvaguardia di un patrimonio unico.
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