Non sempre il marchio più blasonato è garanzia di qualità. Lo conferma il test 2026 di Altroconsumo, che ha messo a confronto 19 acque frizzanti vendute nella grande distribuzione italiana. Il risultato? Due nomi molto noti come Sant’Anna e Levissima chiudono la graduatoria a pari merito con 49 punti su 100, un giudizio complessivo di qualità bassa. Ma attenzione: nessuna delle acque analizzate supera i limiti di legge per i contaminanti, e il punteggio tiene conto di molti fattori, non solo della composizione chimica.
La parte bassa della classifica
Scorrendo le ultime posizioni, oltre a Sant’Anna Frizzante e Levissima Frizzante (entrambe a 49 punti), troviamo Ferrarelle Maxima Frizzante con 51 punti (qualità media), San Pellegrino Frizzante a 54, Perrier Frizzante a 57 e Vitasnella Frizzante a 59. Tutte si collocano nella fascia media o bassa, senza raggiungere il giudizio “buono”. Un dato che sorprende, considerando la notorietà di questi marchi tra i consumatori italiani.
Perché Sant’Anna e Levissima sono finite in fondo?
Uno degli elementi che ha pesato di più è la presenza di arsenico. Altroconsumo ha rilevato questo elemento in tutti i 19 campioni, ma sempre al di sotto del limite massimo di legge. Le concentrazioni però non erano identiche: proprio Sant’Anna e Levissima hanno fatto registrare i valori più alti rispetto alle altre acque esaminate, e questo ha contribuito a penalizzarle nel giudizio complessivo.
Anche Valmora e Ferrarelle Maxima hanno ottenuto una valutazione appena sufficiente su questo parametro. Nessuna delle acque testate è stata dichiarata non potabile: si tratta di differenze nella composizione che incidono sul punteggio finale, non di un problema di sicurezza.
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Cosa ha analizzato il test
Le bottiglie sono state acquistate a gennaio 2026 e analizzate nei mesi successivi. Il laboratorio ha cercato calcio, magnesio, sodio, nitrati e fluoruri, oltre a metalli come arsenico, nichel, manganese e alluminio, e alla presenza di TFA (una sostanza della famiglia dei PFAS).
Accanto alle analisi chimiche, Altroconsumo ha valutato le confezioni: peso delle bottiglie, utilizzo di plastica riciclata, riciclabilità delle etichette e praticità d’uso. Il giudizio finale ha assegnato il 50% del peso alla composizione dell’acqua, il 20% alla bottiglia e al suo impatto ambientale, il 10% alle etichette e il restante 20% a contaminanti, valutazioni pratiche e sensoriali.
Le prime della classe? Marchi della grande distribuzione
Se in fondo troviamo nomi famosi, in cima la situazione si ribalta. Coop Frizzante conquista il primo posto con 68 punti, seguita da Alpe Guizza Frizzante con 66, indicata come “Miglior Acquisto”. Un risultato che dimostra come anche le acque vendute con i marchi del supermercato possano superare prodotti ben più pubblicizzati. Il consiglio implicito è quindi quello di non fermarsi al nome o al prezzo, ma di guardare alla composizione e alle caratteristiche della confezione.
Nessun allarmismo
È importante ribadirlo: nessuna delle 19 acque frizzanti analizzate ha superato i limiti di legge per i contaminanti ricercati. Le differenze emerse nel test servono a confrontare la qualità complessiva dei prodotti, non a lanciare messaggi di pericolo. Un giudizio di qualità bassa non significa che l’acqua sia dannosa, ma che nel complesso ha ottenuto un punteggio inferiore ad altre. Senza conoscere i singoli risultati di laboratorio, non sarebbe corretto attribuire la posizione in classifica a una particolare sostanza o a un problema di sicurezza.
In sintesi: le bollicine più famose non sono automaticamente le migliori. E per chi vuole orientarsi, la classifica di Altroconsumo offre uno spunto utile per scegliere con maggiore consapevolezza.


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