Dopo l’exploit di settembre, quando le rese avevano sfiorato il 20%, la campagna oleicola italiana torna su valori più usuali per il periodo. Secondo i dati aggiornati al 5 ottobre 2026, le olive molite a livello nazionale ammontano a 9.809 tonnellate, con una produzione di olio pari a 1.111 tonnellate e una resa media nazionale dell’11,33%. Un dato che, nel confronto con le medie storiche di ottobre, si colloca su valori generalmente in linea, o lievemente inferiori, rispetto alle annate precedenti.
La Sicilia guida i volumi, ma la resa premia Calabria e Liguria
Il quadro regionale mostra una marcata eterogeneità. La Sicilia si conferma la regione trainante con 2.997 tonnellate di olive molite (pari al 30,6% del totale nazionale) e 358 tonnellate di olio prodotto (32,2% della produzione complessiva), con una resa dell’11,94%, leggermente superiore alla media nazionale. Seguono la Toscana (1.436 tonnellate di olive, 151 di olio, resa 10,52%), il Lazio (1.232 tonnellate, 110 di olio, resa 8,93%) e l’Abruzzo (1.202 tonnellate, 130 di olio, resa 10,82%).
Le rese percentuali oscillano dal minimo dello 0% di Piemonte e Friuli Venezia Giulia al massimo del 14,12% della Liguria, passando per il 13,83% della Calabria e il 12,89% della Puglia. Quest’ultima, storicamente la regione più produttiva d’Italia, appare in questa fase ancora marginale con 768 tonnellate di olive molite e 99 tonnellate di olio, dato che suggerisce un avvio ritardato della campagna rispetto al potenziale regionale.
Tra le regioni minori si segnalano la Campania (297 tonnellate di olive, 34 di olio, resa 11,45%), le Marche (409 tonnellate, 40 di olio, resa 9,78%), l’Umbria (127 tonnellate, 12 di olio, resa 9,45%) e l’Emilia Romagna (119 tonnellate, 11 di olio, resa 9,24%). Chiudono la Liguria, con appena 85 tonnellate di olive molite ma la resa più alta a livello nazionale, e le regioni settentrionali e sarde, con volumi del tutto marginali: Molise (55 tonnellate), Sardegna (40), Veneto (36), Piemonte (4) e Friuli Venezia Giulia (3), queste ultime due con resa nulla.
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Il confronto con le medie storiche di ottobre
Il dato più interessante ai fini dell’analisi tecnica è il confronto tra le rese della campagna in corso e le rese medie storiche registrate nel mese di ottobre nelle medesime regioni. Va precisato che, trattandosi di dati parziali e riferiti alle prime settimane di raccolta, il confronto assume valore indicativo e non statisticamente definitivo.
Sul fronte delle eccellenze, la Liguria si distingue con una resa del 14,12%, valore che si colloca al di sopra della media decennale di ottobre per la regione, tradizionalmente compresa tra il 12% e il 14%. La ridotta entità dei volumi (85 tonnellate) rende tuttavia il dato particolarmente sensibile a oscillazioni statistiche. La Calabria, con il 13,83%, mostra una resa superiore alla media storica regionale, che negli ultimi anni si è attestata intorno al 12-13%, confermando la vocazione qualitativa del territorio. La Puglia, con il 12,89%, si colloca in linea con le medie storiche di ottobre, che per la regione oscillano tra il 12% e il 14% a seconda delle annate. La Sicilia, con l’11,94%, presenta una resa sostanzialmente in linea con la media storica, tradizionalmente compresa tra l’11% e il 13%.
Sul versante opposto, la Toscana mostra una resa del 10,52%, inferiore alla media storica di ottobre, che negli ultimi anni si è attestata intorno all’11-12%. Il dato potrebbe riflettere una partenza tardiva della raccolta, con drupe non ancora pienamente mature, oppure condizioni climatiche meno favorevoli nella fase di invaiatura. Il Lazio, con l’8,93%, registra una delle rese più basse del panorama nazionale, nettamente al di sotto della media storica regionale (10-11%). Analogamente, l’Umbria (9,45%) e le Marche (9,78%) si collocano al di sotto delle rispettive medie storiche, che tradizionalmente si attestano intorno al 10-12%. L’Abruzzo (10,82%) si mantiene su valori prossimi alla media, pur con una lieve flessione, mentre la Campania (11,45%) e la Sardegna (10,00%) mostrano rese in linea con le rispettive medie regionali. Il Molise (12,73%) si distingue positivamente, pur su volumi molto contenuti.
Una annata di transizione
In sintesi, i dati disponibili suggeriscono una annata di transizione, caratterizzata da una partenza graduale e da una qualità ancora da consolidare. La resa media nazionale dell’11,33% si colloca nella fascia medio-bassa del panorama storico, con una variabilità regionale significativa. Le eccezioni positive sono rappresentate da Liguria e Calabria, che mostrano rese superiori alla media, e dalla Puglia, che si mantiene sui livelli consueti. Le regioni del Centro-Nord, in particolare Toscana, Lazio, Umbria e Marche, presentano invece rese inferiori alle medie storiche, verosimilmente a causa di un avvio più graduale della raccolta e di condizioni climatiche non ottimali nella fase di maturazione.
Sarà necessario attendere gli aggiornamenti dei prossimi mesi per valutare l’effettivo andamento della campagna e formulare previsioni più accurate sulla produzione finale. I dati, infatti, sono parziali e soggetti a variazioni significative in funzione dell’andamento climatico, dello stato di maturazione delle drupe e delle tecniche di estrazione adottate.



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