La nuova campagna olearia è iniziata da poche settimane, ma il settore dell’olio extravergine d’oliva continua a vivere una profonda crisi. A lanciare l’allarme è Unapol, l’Unione Nazionale Associazioni Produttori Olivicoli, che chiede un intervento immediato alle istituzioni dopo la protesta del 12 ottobre a Bari, dove oltre duemila olivicoltori pugliesi si sono radunati davanti alla Prefettura per denunciare una situazione insostenibile.
Il nodo principale è il crollo delle quotazioni. Nel novembre 2025 il prezzo dell’olio era di 9,20 euro al chilo. Oggi si attesta tra i 4 e i 4,20 euro, con segnalazioni di prezzi addirittura a 3,80 euro. Un crollo che mette a rischio non solo la sostenibilità economica della nuova raccolta, ma anche il futuro di molte aziende agricole. “Il settore sta attraversando un momento di forte crisi – spiega Tommaso Loiodice, presidente di Unapol -. Rispetto allo scorso anno, il prezzo dell’olio è sceso oltre la metà e gli agricoltori non riescono più a sostenere le spese delle proprie aziende. Bisogna tenere in considerazione anche l’aumento dei costi energetici”.
Secondo Loiodice, per riuscire almeno a coprire i costi di produzione, il prezzo dell’olio non dovrebbe scendere sotto i 7 euro al chilo. Una soglia che evidenzia la distanza tra le attuali quotazioni e le necessità economiche delle imprese. “La nuova campagna si preannuncia molto difficile da un punto di vista economico. Il timore è che si possa passare dal grido di allarme alla disperazione”.
La richiesta di Unapol: stop al sottocosto e ai dazi zero
Per il presidente di Unapol sarebbe necessario applicare concretamente le norme contro le pratiche commerciali sleali. “Esiste una legge che prevede l’impossibilità di vendere il prodotto sottocosto. Anche se non esistono ancora parametri legali per determinare il prezzo giusto da riconoscere ai produttori, a mio avviso è arrivato il momento di applicare questa legge”. Tra le altre richieste avanzate alle istituzioni c’è anche quella di bloccare i flussi agevolati di olio a dazio zero provenienti dai Paesi extra-UE, in particolare dalla Tunisia. “Chiediamo lo stop di questi flussi – sottolinea Loiodice – che favoriscono ulteriormente l’immissione di olio extravergine a basso costo. Tutto questo non fa che colpire il prodotto italiano di eccellenza e incentivare un modello industriale che punta sul prezzo basso e non sulla qualità”.
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Un settore strategico a rischio abbandono
La preoccupazione di Unapol non riguarda solo la tenuta economica dei produttori, ma l’intero indotto. “L’olivicoltura è un settore strategico per molti territori italiani – conclude il presidente -. La crisi che sta attraversando ha ricadute dirette sul commercio, sulla ristorazione e sulle aziende che operano a servizio del comparto agricolo. Quando il comparto vive una buona annata, ne beneficiano tutti: negozi, bar, ristoranti, attività che vendono attrezzature. Negli ultimi anni gli agricoltori avevano ricominciato a investire e si stavano avvicinando al settore anche molti giovani. Ora si rischia di fare un passo indietro e molti potrebbero decidere di abbandonare i campi”.
La protesta di Bari e l’allarme di Unapol segnano un momento cruciale per il settore olivicolo italiano. Senza interventi concreti sui prezzi e sui costi di produzione, il rischio è che una delle eccellenze del made in Italy diventi un’attività economicamente insostenibile.



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