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Italia, emissioni giù del 30%: il merito delle rinnovabili

Il rapporto Istat racconta come l'Italia ha tagliato le emissioni di gas serra, grazie a rinnovabili ed efficienza, ma restano le sfide della dipendenza energetica.

Italia, emissioni giù del 30%: il merito delle rinnovabili — Ambiente | AgriVivo.it

L’Italia ha ridotto le proprie emissioni di gas serra di quasi il 30% rispetto al 1990, un traguardo che emerge dal rapporto Istat “L’ambiente e l’energia per ricostruire un secolo di cambiamenti del Paese”. Un risultato costruito in vent’anni, che vede nel 2005 il punto di svolta: da lì la curva ha cominciato a scendere, trainata dalla crescita delle rinnovabili, da una maggiore efficienza energetica e dalla trasformazione di industrie, abitazioni e produzione elettrica. Il dato, espresso in anidride carbonica equivalente, mostra una direzione chiara: dopo decenni di crescita, l’Italia consuma meno energia e la produce con fonti progressivamente più pulite.

Il rapporto evidenzia come la riduzione delle emissioni non sia uniforme: mentre industria e riscaldamento domestico hanno tagliato in modo deciso le proprie emissioni, i trasporti delle famiglie e alcune attività del terziario pesano ancora in modo significativo. La strada è comunque tracciata, e il prossimo obiettivo è continuare su questa linea, puntando su energia pulita e riducendo la dipendenza dall’estero.

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Rinnovabili triplicate in meno di vent’anni

Uno dei cambiamenti più evidenti è l’ascesa delle energie rinnovabili. Tra il 2005 e il 2024, la loro quota sul consumo interno lordo di energia è passata dal 7% al 21%, triplicando in meno di due decenni. Nella produzione di elettricità, il cambiamento è ancora più marcato: nel 1973 il petrolio copriva circa due terzi del fabbisogno, mentre nel 2024 le fonti rinnovabili hanno superato quasi la metà della produzione, grazie a idroelettrico, fotovoltaico, eolico, geotermia e biomasse. L’obiettivo per il 2030 è avvicinarsi ai due terzi, con il gas che mantiene un ruolo di supporto e una parte del fabbisogno coperta da importazioni di elettricità.

Questa trasformazione ha ridotto lo spazio delle vecchie centrali termoelettriche a carbone e petrolio, ma il sistema energetico italiano resta ancora lontano da una piena decarbonizzazione. La crescita delle rinnovabili, però, è il segnale più concreto che la transizione è in atto.

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Industria e abitazioni più efficienti

La riduzione delle emissioni arriva anche dalle attività produttive. Tra il 1990 e il 2024, il peso dell’industria sulle emissioni italiane è diminuito sensibilmente, grazie a investimenti in efficienza energetica, macchinari più moderni e processi meno energivori. Anche il riscaldamento domestico ha contribuito: caldaie più efficienti, edifici meglio isolati e combustibili meno inquinanti hanno tagliato le emissioni, anche se le estati sempre più calde aumentano la richiesta di raffrescamento, creando una contraddizione legata al cambiamento climatico.

Il 2005 segna anche il picco dei consumi energetici: 192 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, scesi a circa 140 milioni nel 2025. L’Italia oggi vanta il consumo energetico per abitante più basso tra le maggiori economie Ue, grazie a inverni miti, efficienza e una quota di rinnovabili in linea con la media europea. Le crisi economiche hanno inciso sulla curva, ma dopo il rimbalzo post-pandemia le emissioni sono tornate a scendere, mentre l’economia riprendeva a muoversi.

La sfida della dipendenza energetica

Nonostante i progressi, l’Italia resta fragile sul fronte energetico: circa tre quarti dell’energia utilizzata arriva dall’estero, contro una media Ue inferiore al 60%. Petrolio e gas sono ancora centrali nei trasporti, nel riscaldamento e nella produzione elettrica, esponendo famiglie e imprese alle oscillazioni dei mercati internazionali. Inoltre, l’impronta climatica dei consumi italiani supera quella della produzione interna, perché comprende le emissioni generate all’estero per produrre beni importati.

Il taglio del 30% è un risultato misurabile, ma la decarbonizzazione dei consumi richiede di guardare anche alla filiera globale. Per continuare a far scendere la curva servono più energia pulita, reti capaci di gestirla e meno combustibili importati. La transizione è iniziata, ma la strada è ancora lunga. Per chi vuole approfondire il tema dell’efficienza e delle rinnovabili in ambito agricolo, può essere utile leggere perché i recinti elettrici fotovoltaici stanno conquistando gli allevatori, un esempio concreto di come il solare stia entrando nelle aziende. Inoltre, il tema del risparmio energetico tocca anche le bollette: lo sconto sulle accise del diesel mostra come le politiche energetiche influenzino i costi per cittadini e imprese.

Fonte: GreenMe

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