La lotta al pesce siluro sul lago di Garda si infiamma. Il Wwf Bergamo Brescia, pur dichiarandosi ‘naturalmente favorevole’ al contenimento della specie aliena, critica duramente i metodi adottati dalle tre regioni che siedono al tavolo della consulta interregionale della pesca. Al centro della polemica, le strutture fisse di cattura simili a ‘roste’ o ‘nasse’, che secondo l’associazione rischiano di trasformare un’operazione di riequilibrio ecologico in una pesca intensiva a danno delle specie autoctone. Il caso è esploso dopo l’approvazione di un bando da 100mila euro per sostenere i pescatori professionisti nell’acquisto di reti e attrezzature specifiche per la cattura del grande predatore.
Il metodo contestato: trappole fisse e bycatch
I dispositivi incriminati sono gabbie o reti a imbuto che, una volta posizionate in punti strategici come correnti e conche, intrappolano i pesci rendendo quasi impossibile la fuga. Il problema, sottolinea il Wwf, non è la cattura del siluro in sé, ma il fatto che ‘la maglia delle reti è troppo stretta per selezionare solo i grossi esemplari’, finendo per catturare anche carpe, barbi, cavedani, tinche, persici e anguille residue. Secondo Paolo Zanollo, referente del Wwf Bergamo Brescia, ‘con la scusa di contrastare il siluro si stanno autorizzando e installando strutture fisse e invasive che, oltre a uno spreco di soldi, creano ulteriori problemi all’ecosistema’. Il timore è che il bycatch (catture accessorie) venga poi rilasciato morto o in condizioni non vitali, vanificando ogni beneficio ambientale.
Le richieste del Wwf: selettività e controllo
L’associazione ambientalista ha già presentato formale richiesta alle autorità competenti per introdurre garanzie concrete: maglie selettive adeguate, obbligo di monitoraggio costante in presenza di biologi, rilascio immediato e in condizioni vitali di tutte le specie non target, e limiti temporali e spaziali molto rigorosi. “Senza queste garanzie – avverte Zanollo – non accetteremo l’installazione indiscriminata di trappole fisse che rischiano di diventare vere e proprie fabbriche di bycatch”. Il Wwf ribadisce il proprio sostegno al contenimento del siluro, ma chiede che gli interventi siano realizzati con sistemi realmente selettivi, evitando di trasformare una misura necessaria in un nuovo strumento di sfruttamento intensivo delle risorse ittiche autoctone.
Il dibattito, destinato a proseguire, si inserisce in un contesto più ampio di gestione delle specie aliene invasive nei bacini italiani. Resta da vedere se le regioni accoglieranno le richieste del Wwf, in un equilibrio sempre più delicato tra contenimento delle invasioni biologiche e protezione della biodiversità.
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