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PFAS, stop alla vendita di carne: bloccati 8 allevamenti nella zona rossa

Nuovo monitoraggio in Veneto: 8 allevamenti nella zona rossa Miteni bloccati per superamento limiti PFAS. Prime misure concrete sulla filiera.

foto di un maiale rosa adulto

Dopo anni di monitoraggi e allarmi, il caso PFAS in Veneto registra un punto di svolta. Per la prima volta, le autorità hanno disposto il blocco della commercializzazione della carne proveniente da 8 allevamenti situati nella cosiddetta zona rossa intorno all’ex stabilimento Miteni di Trissino, tra le province di Vicenza, Verona e Padova. La decisione è stata presa a seguito del nuovo piano di monitoraggio sugli alimenti di origine animale condotto dalla Regione Veneto in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, Arpa Veneto e le Aziende Ulss. I risultati, pur mostrando un miglioramento complessivo rispetto al passato, hanno evidenziato criticità in alcuni campioni di muscolo bovino, fegato bovino e fegato suino, con valori superiori ai limiti di legge per PFOA e PFOS, due dei PFAS più persistenti e bioaccumulabili.

Un quadro in miglioramento, ma con criticità residue

Il nuovo rapporto, che ha analizzato 703 campioni provenienti da 156 aziende, ha rilevato che il 97% dei campioni (680) e il 93% delle aziende (148) sono risultati conformi ai limiti di legge. Rispetto alla precedente campagna 2016-2017, i metodi analitici sono stati affinati, risultando da due a dieci volte più sensibili, consentendo una mappatura più precisa della Contaminazione. Nessuna anomalia è emersa nei campioni di uova destinate al consumo, tutti risultati regolari. Tuttavia, per 5 campioni provenienti da 3 aziende sono ancora in corso indagini per chiarire le cause della presenza di PFAS.

Acqua di pozzo non filtrata tra le principali cause

La Regione Veneto sottolinea che la correlazione tra contaminazione degli alimenti e presenza di PFOS nell’acqua utilizzata per l’abbeveraggio degli animali rimane confermata, in particolare quando si utilizza acqua di pozzo non filtrata. Per questo, agli allevamenti coinvolti è stato imposto l’allacciamento all’acquedotto per l’acqua destinata agli animali, oltre a ulteriori verifiche fino al rientro dei valori nei limiti. Il blocco della vendita rappresenta una misura senza precedenti per il caso PFAS in Italia, segnando un passo concreto nella tutela della Salute pubblica e della filiera alimentare.

Prospettive future: attesa per i dati sulle filiere vegetali

Il rapporto non chiude il caso: la Regione attende ancora i risultati dei monitoraggi sulle filiere vegetali, attualmente in fase di analisi, per avere un quadro completo dell’impatto ambientale e sanitario. La contaminazione da PFAS, legata allo stabilimento Miteni, resta una ferita aperta per il territorio veneto, ma le nuove misure mostrano che il sistema di controllo sta diventando più efficace e reattivo. Per i consumatori, la garanzia è che gli alimenti non conformi non arrivano sugli scaffali, e che il percorso verso la bonifica prosegue, anche se con tempi ancora lunghi.

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