Quaranta milioni di euro per rafforzare i contratti di filiera, maggiori controlli sulla provenienza del grano estero con strumenti innovativi come risonanza magnetica, mappa genomica e mappatura isotopica, e una stretta sulle pratiche commerciali sleali. Sono queste le principali richieste presentate da Coldiretti al tavolo della filiera del grano duro convocato al Masaf per affrontare una crisi che sta mettendo a rischio la sopravvivenza di migliaia di aziende agricole italiane.
L’emergenza nasce da una situazione di mercato ormai insostenibile: in due anni il prezzo del grano duro è passato da circa 35 euro al quintale agli attuali 27 euro, ben al di sotto dei costi di produzione, mentre i prezzi della pasta e del pane sugli scaffali restano elevati. A pesare sono anche le frodi sull’origine e le importazioni dall’estero, in particolare dal Canada, aumentate del 55% a maggio rispetto allo stesso mese del 2023.
I punti chiave della proposta Coldiretti
L’associazione chiede lo stanziamento immediato di 40 milioni di euro a valere sul fondo previsto dal Ddl Coltiva Italia, vincolando le risorse all’utilizzo del prezzo della Commissione Unica Nazionale (Cun) come riferimento nei contratti. Questo garantirebbe maggiore trasparenza e una più equa distribuzione del valore lungo la filiera.
Parallelamente, è necessario rafforzare i controlli contro le frodi sull’origine del grano, il traffico di prodotto estero spacciato per italiano e il mancato rispetto dell’etichettatura. Coldiretti propone l’uso di tecnologie all’avanguardia come risonanza magnetica, mappa genomica e mappatura isotopica per verificare la provenienza del grano importato.
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La concorrenza sleale del grano canadese
Particolare attenzione è rivolta al grano canadese, i cui arrivi in Italia sono aumentati del 55% a maggio e addirittura del 200% ad Aprile rispetto all’anno precedente. Questo prodotto viene essiccato con glifosato, pratica vietata in Italia e in Europa per gli agricoltori, configurando una forma di concorrenza sleale che viola il principio di reciprocità. L’invasione di grano estero, che precede l’avvio delle operazioni di raccolta, fa abbassare i prezzi pagati ai cerealicoltori italiani, aggravando la crisi del settore.
Investimenti per stoccaggi e innovazione
Tra le priorità indicate al Ministero, Coldiretti sottolinea la necessità di un piano di investimenti per il rinnovo della rete nazionale degli stoccaggi: oltre il 60% dei centri di raccolta ha più di quarant’anni. Modernizzare queste infrastrutture strategiche consentirebbe agli agricoltori di conservare il prodotto e sottrarsi alle speculazioni che si concentrano nelle fasi del raccolto. L’associazione propone anche di valorizzare il ruolo dei Consorzi Agrari d’Italia e promuovere a livello europeo strumenti di finanziamento per gli stoccaggi strategici dei cereali.
Altre richieste includono l’impedimento dei conflitti di interesse all’interno della Cun, il coinvolgimento delle Regioni con misure straordinarie di sostegno (come già in Sicilia), l’avvio del percorso per il riconoscimento della Dop della pasta del Sud Italia, un piano nazionale di invasi e investimenti per l’Irrigazione di precisione, e il rafforzamento della ricerca sul miglioramento genetico del grano duro con Tecniche di Evoluzione Assistita (Tea).
La situazione in Sicilia è emblematica: si registrano Offerte di acquisto fino a 19 euro al quintale per il nuovo raccolto, ben al di sotto dei costi di produzione. Coldiretti chiede quindi un intervento deciso per salvare la filiera del grano duro italiano, tutelando il reddito degli agricoltori e la Salute dei consumatori.



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