I prezzi mondiali dei prodotti agroalimentari sono tornati a salire a marzo, segnando un aumento del 2,4% rispetto a febbraio. È quanto emerge dall’ultimo aggiornamento dell’indice dei prezzi alimentari pubblicato dalla FAO, che evidenzia un nuovo irrigidimento del quadro globale dopo mesi di forte volatilità.
Alla base della crescita ci sono soprattutto le tensioni in Medio Oriente, che continuano a incidere sui mercati energetici e, di riflesso, sull’intero sistema agroalimentare. L’aumento del prezzo del petrolio ha infatti innescato rincari lungo tutta la filiera, dai trasporti ai costi di produzione agricola, con particolare pressione sul mercato dei fertilizzanti.
Secondo la FAO, il rischio principale riguarda proprio la disponibilità di input agricoli: una quota significativa dei fertilizzanti azotati globali proviene infatti dall’area del Golfo Persico, e un’eventuale interruzione delle rotte commerciali nello Stretto di Hormuz potrebbe avere ripercussioni immediate sulle prossime campagne di semina.
Sul fronte delle singole categorie, la crescita è stata generalizzata. I cereali hanno registrato un aumento trainato soprattutto dal grano, mentre gli oli vegetali hanno segnato un balzo più marcato, sostenuti dalla domanda legata ai biocarburanti e dal caro-petrolio. In forte aumento anche lo zucchero, mentre carne e lattiero-caseari hanno mostrato rialzi più contenuti. In controtendenza il riso, che ha ceduto terreno a causa della stagionalità e del deprezzamento valutario.
Nonostante la risalita dei prezzi, il quadro delle disponibilità globali resta per ora relativamente solido. La FAO stima infatti una produzione cerealicola mondiale in lieve calo rispetto al record precedente ma ancora su livelli elevati, con scorte in aumento e un rapporto scorte-consumo giudicato “confortevole”. Tuttavia, l’organizzazione delle Nazioni Unite avverte che la situazione potrebbe cambiare rapidamente se le tensioni geopolitiche dovessero prolungarsi, incidendo sulle scelte produttive degli agricoltori e sulla disponibilità futura di cibo.
In sintesi, il mercato agroalimentare globale si muove oggi in un equilibrio precario: da un lato una base produttiva ancora solida, dall’altro una crescente esposizione a shock esterni legati a energia, geopolitica e costi degli input agricoli.
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