Il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza una proposta di risoluzione sul futuro della zootecnia nell’Unione, firmata dall’europarlamentare di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza. Il documento, che ha ottenuto 426 voti favorevoli, 119 contrari e 40 astensioni nella seduta del 30 aprile a Strasburgo, rappresenta un atto di indirizzo politico per la strategia che la Commissione europea presenterà nelle prossime settimane. Sebbene non vincolante, il testo invoca un cambio di paradigma: la zootecnia non va demonizzata, ma riconosciuta come pilastro della sicurezza alimentare e parte della soluzione ambientale, non del problema.
“Affermiamo con forza – ha dichiarato Fidanza – ed è una rivoluzione copernicana, che la zootecnia è parte della soluzione ambientale, non il problema”. La relazione chiede di contrastare la carne sintetica, tutelare le denominazioni di origine, ridurre gli oneri burocratici e garantire reddito agli allevatori, in un contesto economico critico: tra il 2014 e il 2024 l’Europa ha perso quasi il 9% dei capi bovini e suini, il 37% degli agricoltori ha abbandonato l’attività negli ultimi vent’anni e il reddito agricolo per ettaro è diminuito del 12%. A pesare sono soprattutto i costi: +46% per i fertilizzanti e +66% per l’energia negli ultimi quattro anni.
Stop alla demonizzazione, no ai tagli indiscriminati e sì alle clausole specchio
Uno dei passaggi più rilevanti del documento è il rifiuto di politiche di riduzione generalizzata dei capi di bestiame. “Tagli indiscriminati – si legge nel testo – porterebbero all’abbandono delle campagne, perdita di biodiversità e riduzione della sicurezza alimentare europea”. Il Parlamento chiede invece di rafforzare la Pac, difendendo i pagamenti diretti e potenziando gli strumenti di gestione delle crisi. Sul fronte della concorrenza internazionale, il documento introduce la richiesta di clausole specchio negli accordi commerciali: i prodotti importati dovranno rispettare gli stessi standard ambientali e di benessere animale imposti ai produttori europei. Viene inoltre sollecitato l’obbligo di etichettatura d’origine per tutti i prodotti a base di carne, inclusi quelli trasformati, per garantire trasparenza ai consumatori e tutelare le filiere europee.
Sul piano sanitario, il testo invoca “un cambio di paradigma” nella gestione di malattie come Peste suina africana e influenza aviaria, privilegiando prevenzione e vaccinazione rispetto agli abbattimenti di massa. Viene proposta anche una nuova categoria sanitaria di “indennità con vaccinazione” per facilitare il commercio internazionale. Il documento sottolinea infine l’urgenza di favorire il ricambio generazionale (solo il 12% delle aziende è guidato da under 40) e di investire in innovazione, miglioramento genetico, bioeconomia circolare e produzione interna di proteine per ridurre la dipendenza dall’estero.
Dal mondo produttivo arrivano consensi: il presidente di Assica, Lorenzo Beretta, ha parlato di “una vera riabilitazione del comparto”, mentre Cristiano Ludovici di Salumitalia ha ricordato che “produzione e consumo di alimenti di origine animale possono essere sostenibili sia per la salute sia per l’ambiente”. Ora la parola passa alla Commissione europea, che nelle prossime settimane dovrà tradurre queste indicazioni in proposte legislative concrete.
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