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Gamberetti ecuadoriani: allevamenti divorano le mangrovie

L'acquacoltura in Ecuador supera il petrolio come export, ma costa la perdita di foreste marine e biodiversità. Controlli insufficienti e comunità in difficoltà.

Gamberetti ecuadoriani divorano le mangrovie

L’Ecuador è diventato uno dei maggiori produttori mondiali di gamberetti, superando persino il petrolio come principale export. Ma questa crescita ha un costo ambientale elevato: le mangrovie costiere, ecosistemi fondamentali per la biodiversità e la protezione delle coste, vengono progressivamente distrutte o degradate dagli allevamenti intensivi. Un reportage del Guardian denuncia il conflitto tra sviluppo economico e salvaguardia ambientale, con comunità locali che vedono minacciate le loro tradizioni e il loro sostentamento.

Produzione in aumento, foreste in calo

Negli ultimi dieci anni la produzione di gamberi in Ecuador è quasi quadruplicata, trainata dalla domanda di Cina, Stati Uniti ed Europa. Tuttavia, tra il 1969 e il 1999 il Paese ha perso fino al 43% delle sue mangrovie. Oggi le superfici occupate dagli allevamenti sono circa una volta e mezza superiori alle foreste rimaste. Sebbene la distruzione diretta sia vietata, ricercatori e abitanti denunciano che il degrado prosegue attraverso ampliamenti di argini e canali, alterando il ciclo idrico naturale. Eduardo Rebolledo Monsalve, ricercatore dell’Università Cattolica di Esmeraldas, ha dichiarato: “Molti pensano che la distruzione delle mangrovie sia un fenomeno del passato. Non è vero”.

Impatti sull’ecosistema e sulla qualità delle acque

Le mangrovie, regolate dalle maree, filtrano l’acqua, proteggono dall’erosione e ospitano numerose specie. Gli argini e i canali degli allevamenti possono modificare salinità e ossigenazione, portando alla morte lenta degli alberi. Uno studio del 2023 ha rilevato nelle mangrovie vicine agli allevamenti di Esmeraldas concentrazioni di ammonio e fosforo 2,5 volte superiori rispetto alle aree non interessate. Secondo Seafood Watch, oltre metà degli scarichi finirebbe nell’ambiente circostante. Il settore respinge le accuse: José Antonio Camposano, presidente della Camera Nazionale dell’Acquacoltura, sostiene che gli allevamenti non hanno interesse a operare in acque degradate perché danneggerebbero i gamberi stessi.

Controlli insufficienti e comunità in difficoltà

La capacità di controllo dello Stato è limitata. A Esmeraldas, con oltre 200 allevamenti, il Guardian segnala un solo ispettore per l’acquacoltura, privo di mezzi di trasporto adeguati. Le comunità locali possono presentare denunce tramite accordi di custodia delle mangrovie, ma raramente ottengono interventi concreti. A El Oro, un’associazione che gestisce 3.300 ettari di mangrovie ha presentato 17 denunce dal 2019 senza esito. Luis Ángel Flores Ramírez, pescatore di granchi, ha raccontato: “Sappiamo che queste pratiche arrivano all’ufficio legale del ministero, e lì finisce tutto”.

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Ripristino: serve un cambio di modello

Progetti di riforestazione finanziati da aziende del settore stanno tentando di recuperare aree degradate, coinvolgendo le comunità. Ma i ricercatori avvertono: il ripristino ambientale rischia di essere solo un intervento compensativo se non accompagnato da controlli più efficaci sulla produzione. La vicenda ecuadoriana riflette una tensione globale tra consumo internazionale di gamberetti e impatti locali sugli ecosistemi costieri, mettendo in luce la fragilità di un equilibrio che coinvolge foreste marine, biodiversità e comunità umane.

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