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Carovana nelle Terre Mutate: dieci anni dopo il terremoto, chi resta

Un cammino collettivo da Fabriano all'Aquila per ascoltare chi ha scelto di non andarsene dopo il sisma 2016.

Carovana nelle Terre Mutate: dieci anni dopo il terremoto, chi resta — Ambiente | AgriVivo.it

A dieci anni dal terremoto del 24 agosto 2016, che sconvolse l'Appennino centrale tra Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo, la Carovana nelle Terre Mutate riporta l'attenzione su territori segnati dalla distruzione ma anche dalla volontà di restare. Promossa dall'ODV Cammino nelle Terre Mutate con il sostegno di ActionAid Italia, l'iniziativa è un cammino collettivo di quattordici tappe da Fabriano all'Aquila, che attraversa la faglia sismica per incontrare chi vive ogni giorno queste aree. Non un viaggio della memoria, ma un'esperienza di ascolto per raccontare cosa è cambiato, cosa ancora manca e come le comunità immaginano il futuro.

Il ruolo di ActionAid: dall'emergenza ai servizi di prossimità

ActionAid è presente nei territori colpiti dal sisma fin dall'agosto 2016. Lucia Romagnoli, Program Manager dell'organizzazione, spiega che l'intervento si è evoluto con i bisogni delle persone: nella prima emergenza l'obiettivo era informare e facilitare assemblee, anche sotto le tende, per aiutare la costituzione di associazioni locali. Con il tempo, è emersa la necessità di sostenere chi rientrava in luoghi senza casa né servizi. ActionAid ha così attivato percorsi di supporto psicosociale e psicologia di comunità in collaborazione con l'associazione Psiplus di Roma. Un esempio concreto è il servizio di trasporto sociale nato ad Accumoli: un welfare di comunità che ha assistito circa cento persone in un paese di quattrocento abitanti, collegando chi vive in abitazioni provvisorie a farmacie, negozi e ospedali.

Storie di chi resta: Milena Bruni e Patrizia Vita

A Ussita, Milena Bruni ha trasformato la sua storia familiare in un'impresa agricola con trenta capre, producendo cosmetici a base di latte di capra come la crema mani "Esmeralda", dal nome di una capra particolarmente affettuosa. "Non riesco proprio a vivere in città", racconta Milena, che dopo la cassa integrazione durante il Covid ha scelto di restare e crearsi un lavoro. Le difficoltà ci sono: il turismo è imprevedibile e i servizi scarseggiano, ma per lei restare è una scelta di vita. Patrizia Vita, invece, è tornata a Ussita dopo vent'anni e aveva aperto il B&B "La casa dell'ortigiana" quando il terremoto ha cambiato tutto. Insieme ad altri, ha scelto di rimanere in zona rossa con camper e roulotte per "fare compagnia a un malato". Oggi la ricostruzione della sua casa è ferma e Patrizia esprime rabbia per la mancanza di risposte, ma anche la consapevolezza che i camminatori della Carovana sono "finestre sul mondo" e "altoparlanti" per far conoscere la vera situazione della ricostruzione.

Turismo lento come motore di rinascita

Andrea Izzo, guida di trekking originario di Arquata del Tronto, vede nel turismo lento una strada per riportare economia e relazioni. I camminatori, spiega, non sono semplici visitatori: entrano in relazione con il territorio, generano ricadute su ristorazione, pernottamenti e prodotti locali, e contribuiscono alla manutenzione dei sentieri. "Se ci sono camminatori, la rete si automantiene", afferma. L'esempio della fornace di Pretare mostra come il passaggio dei cammini possa creare un circolo virtuoso. Andrea sottolinea che non c'è rassegnazione, ma consapevolezza delle sfide e una visione comune tra chi lavora per il territorio.

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La Carovana nelle Terre Mutate dimostra che, dieci anni dopo il sisma, queste terre non sono solo macerie. Sono luoghi dove persone, associazioni e imprese continuano a investire, a resistere e a immaginare un futuro. Ricostruire non significa solo rialzare muri, ma creare le condizioni perché qualcuno possa ancora chiamare casa queste montagne.

Fonte immagine: GreenMe

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