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Grano duro, Confagricoltura propone un fondo straordinario per salvare il comparto

Confagricoltura chiede un fondo straordinario, contratti di filiera e misure per la liquidità per salvare il comparto del grano duro, in crisi per il crollo dei prezzi e l'aumento dei costi.

Campo

Il comparto del grano duro italiano è in profonda crisi: il prezzo del frumento è crollato a circa 260 euro a tonnellata, contro i 515 euro di metà 2022, mentre i costi di produzione sono aumentati del 10,5% nell'ultimo anno. Per far fronte a questa emergenza, Confagricoltura ha avanzato una serie di proposte alla vigilia del tavolo convocato al Ministero dell'Agricoltura (Masaf). L'organizzazione chiede l'istituzione di un fondo straordinario dedicato al grano duro, il rafforzamento dei contratti di filiera e misure urgenti per sostenere la liquidità delle aziende agricole. Tra le richieste anche una revisione dell'etichettatura della pasta secca per valorizzare la materia prima nazionale.

Le richieste al Masaf: fondo e contratti di filiera

Confagricoltura sollecita l'istituzione di un fondo straordinario dedicato al grano duro, affiancato da un potenziamento dei contratti tra produttori e trasformatori. L'organizzazione propone di concentrare gli incentivi economici direttamente sugli agricoltori, eliminando i vincoli del regime de minimis e superando l'attuale limite di 50 ettari per l'accesso ai contributi. «La misura valorizzerebbe le produzioni agricole di qualità, riconoscendo un premio economico ai produttori più virtuosi e garantirebbe maggiore stabilità di quantità e prezzi su un orizzonte pluriennale», spiega Confagricoltura. Inoltre, gli incentivi ai contratti di filiera dovrebbero essere riservati esclusivamente al frumento duro destinato alla produzione di semole e pasta ottenute con grano 100% italiano, rafforzando il legame tra produzione nazionale e trasformazione.

Più valore in etichetta per il grano italiano

Tra le proposte figura anche una revisione della normativa sull'etichettatura della pasta secca. Confagricoltura chiede che l'indicazione del Paese di origine e di lavorazione del grano duro venga riportata sul fronte della confezione, con maggiore evidenza grafica e caratteri di dimensione almeno doppia rispetto a quelli attuali. Inoltre, propone di innalzare dal 50% al 75% la quota minima di frumento duro italiano necessaria per poter riportare in etichetta la dicitura «grano italiano» accompagnata dall'indicazione UE o Extra UE. Questo consentirebbe ai consumatori di riconoscere più facilmente la pasta prodotta con materia prima nazionale.

Liquidità e sospensione dei mutui per le imprese

Un altro fronte caldo riguarda la salvaguardia della liquidità delle aziende agricole. Confagricoltura chiede interventi per la copertura degli interessi sui finanziamenti, l'attivazione delle cambiali agrarie Ismea e contributi a fondo perduto. Viene richiesta inoltre la sospensione per dodici mesi delle rate dei mutui e degli altri finanziamenti, insieme alla possibilità di rinegoziare i prestiti. L'obiettivo è offrire alle imprese strumenti concreti per affrontare la fase di mercato particolarmente complessa e preservare la competitività della cerealicoltura italiana.

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Le proposte saranno discusse al tavolo convocato al Masaf, dove si attendono risposte concrete per un comparto che rappresenta un pilastro dell'agroalimentare nazionale. Il futuro del grano duro italiano dipende dalla capacità di trovare un equilibrio tra prezzi equi, costi sostenibili e valorizzazione della qualità.

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