Il settore cerealicolo italiano registra un’inversione di tendenza: la produzione di frumento tenero per il 2026 è stimata in circa 3 milioni di tonnellate, con un incremento del 10% rispetto alla campagna precedente. Il dato emerge dalle stime diffuse da Italmopa, l’Associazione Industriali Mugnai d’Italia, che evidenzia un recupero produttivo trainato dall’aumento delle rese per ettaro, mentre le superfici coltivate restano sostanzialmente stabili intorno ai 500 mila ettari. Sul fronte qualitativo, il raccolto si presenta con caratteristiche merceologiche più che soddisfacenti, anche se il contenuto proteico è leggermente inferiore alle attese, un fenomeno fisiologico legato proprio all’aumento delle rese. Nonostante il miglioramento, la produzione nazionale copre ancora meno della metà del fabbisogno interno, che ammonta a circa 8 milioni di tonnellate, di cui 6,5 milioni destinate all’industria molitoria. Per colmare il divario, l’Italia continua a fare ricorso alle importazioni, una criticità strutturale che l’associazione punta a ridurre attraverso il rafforzamento dei contratti di filiera.
Rese in aumento, superfici stabili
Secondo Italmopa, l’incremento produttivo è interamente ascrivibile alla crescita della resa unitaria. «L’incremento della produzione può essere ricondotto all’aumento della resa unitaria a fronte di una superficie stabile intorno a 500 mila ettari», ha dichiarato il presidente di Italmopa, Vincenzo Martinelli. «Resta comunque insufficiente a coprire il fabbisogno domestico, pari a circa 8 milioni di tonnellate, di cui 6,5 milioni destinate all’industria molitoria». Il dato conferma una dipendenza strutturale dall’estero, con oltre la metà del fabbisogno che deve essere soddisfatta tramite importazioni. Sul fronte qualitativo, il profilo del raccolto 2026 non desta particolari preoccupazioni. «Il profilo qualitativo di quest’anno non desta particolari preoccupazioni», ha sottolineato Francesco Vacondio, presidente della Sezione Molini a frumento tenero di Italmopa, aggiungendo che è stato scongiurato, almeno per ora, il rischio di un declassamento di parte del raccolto a uso zootecnico. Tuttavia, il contenuto proteico è risultato leggermente inferiore alle aspettative, un aspetto che l’associazione ritiene fisiologico quando le rese aumentano.
Qualità soddisfacente, ma servono più proteine
Il miglioramento qualitativo della produzione nazionale resta uno degli obiettivi prioritari per Italmopa, insieme a una maggiore rispondenza delle caratteristiche del frumento alle esigenze dell’industria molitoria. Per raggiungere questi traguardi, l’associazione punta sullo sviluppo dei contratti di filiera, strumenti che consentono una programmazione più efficace delle produzioni e un migliore allineamento tra domanda e offerta. «Il profilo qualitativo di quest’anno non desta particolari preoccupazioni», ha ribadito Vacondio, evidenziando come il raccolto si presenti con caratteristiche merceologiche più che soddisfacenti. La destinazione delle farine ottenute dalla macinazione del frumento tenero conferma l’importanza del comparto: il 58% è destinato alla panificazione e ai sostituti del pane, il 18% all’industria dei biscotti, dei prodotti da forno e della pasticceria, il 10% alla produzione di pizza, l’8% all’export, il 4% agli usi domestici e il restante 2% alla produzione di pasta.
Il ruolo dei contratti di filiera
Per ridurre la dipendenza dall’estero e migliorare la qualità, Italmopa indica nei contratti di filiera lo strumento chiave. Questi accordi, stipulati tra produttori agricoli e industria di trasformazione, permettono di programmare le coltivazioni in base alle reali esigenze del mercato, garantendo standard qualitativi e quantità adeguate. «L’incremento della produzione può essere ricondotto all’aumento della resa unitaria a fronte di una superficie stabile intorno a 500 mila ettari», ha spiegato Martinelli, ribadendo la necessità di un maggiore coordinamento lungo la filiera. L’obiettivo è aumentare l’autosufficienza nazionale e ridurre il ricorso alle importazioni, che oggi coprono oltre il 50% del fabbisogno di frumento tenero.
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In conclusione, la crescita produttiva del 10% rappresenta un segnale positivo per il comparto, ma non è sufficiente a colmare il divario con la domanda interna. La qualità complessiva è buona, ma il leggero calo proteico richiede attenzione. Il rafforzamento dei contratti di filiera potrebbe rappresentare la via per un futuro più equilibrato e competitivo per la cerealicoltura italiana.
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