Il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria (Crea) ha definito le proprie priorità per accompagnare l'innovazione del settore primario italiano. In un'intervista a Terra e Vita, la direttrice generale Maria Chiara Zaganelli ha tracciato la rotta: dalle Tecnologie di evoluzione assistita (Tea) al trasferimento tecnologico, passando per la digitalizzazione e una maggiore integrazione con i territori. Il recente via libera dell'Unione Europea alle piante ottenute con tecniche di evoluzione assistita rappresenta una svolta per la competitività del settore, e il Crea si candida a fare da ponte tra laboratorio e campo.
Tea4It: sperimentazioni in campo e ricerca strategica
Il progetto Tea4It, finanziato dal Masaf e coordinato dal Crea, è già operativo. Le sperimentazioni in campo riguardano pomodoro, melanzana, orzo, frumento e vite Ngt-1, con l'obiettivo di portare rapidamente risultati concreti. Entro il 2026 le prove partiranno anche nelle aziende del Crea. Parallelamente, si lavora su un portafoglio più ampio di colture – riso, agrumi, melo, kiwi e pioppo – con attività di caratterizzazione genetica e fenotipica già in corso. Ma Tea4It non è solo prove in campo: include anche ricerca strategica sull'identificazione dei geni che regolano tolleranza agli stress, produttività e qualità, nonché sulla recalcitranza di alcune specie alla rigenerazione. Un tema cruciale è la proprietà intellettuale: ridurre il divario tra brevetti disponibili e reale utilizzo delle tecnologie.
Comunicare la scienza per superare timori e pregiudizi
Zaganelli sottolinea che la sfida delle Tea non si gioca solo nei laboratori, ma anche sul piano della percezione pubblica. “Si teme ciò che non si conosce”, afferma, e per questo il Crea ha investito in attività di divulgazione: dal Biotech school contest per gli Istituti Agrari, ai corsi per giornalisti, alla partecipazione alla Biotech week. Strumenti come la campagna “Tea al cubo”, il podcast “Tea alle 5” e la rivista Creafuturo mirano a spiegare contenuti complessi in modo chiaro e accessibile, sottolineando che le modifiche introdotte nelle piante Ngt1 sono dello stesso tipo di quelle naturali, ma ottenute in modo più preciso e controllato.
Innovazione a due velocità? Il Crea punta a ridurre il divario
Alla domanda se l'innovazione rischi di restare appannaggio solo delle aziende più strutturate, Zaganelli risponde che il problema non è solo geografico, ma legato alla presenza di organizzazione, servizi e capacità di accompagnamento. Il Crea opera su tutto il territorio nazionale, e punta su living labs e sperimentazione aperta per coinvolgere agricoltori, tecnici e imprese fin dalle prime fasi. Le aziende sperimentali del Crea diventano così infrastrutture aperte di trasferimento tecnologico, dove è possibile vedere e valutare soluzioni in condizioni reali. L'obiettivo è ridurre la distanza tra ricerca e attività aziendale, offrendo varietà più resilienti, strumenti digitali per l'irrigazione di precisione e tecnologie per l'agricoltura di precisione.
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Dati e digitalizzazione: verso un'agricoltura predittiva
Il Crea sta rafforzando la capacità di integrare dati da osservazioni satellitari, droni, sensori in campo e reti di monitoraggio per costruire modelli agronomici e ambientali predittivi. Un ruolo chiave è giocato dalla Risa (Rete di Informazione Contabile Agricola), di cui il Crea è organismo di riferimento nazionale, che raccoglie dati economici, ambientali e sociali delle aziende agricole. Inoltre, è in fase di realizzazione un database nazionale del germoplasma per rendere interoperabili le informazioni sulle risorse genetiche vegetali, fondamentale per la ricerca e la valorizzazione della biodiversità.
In conclusione, il Crea si propone come motore di innovazione per l'agricoltura italiana, capace di trasformare la conoscenza in opportunità concrete per le imprese, supportando le transizioni ambientale, digitale ed economica senza lasciare indietro nessuno. Come auspica Zaganelli, il risultato più importante sarebbe vedere la ricerca che arriva davvero a terra, rendendo l'agricoltura più competitiva, sostenibile e resiliente.
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