La tradizione di portare fiori sulle tombe dei propri cari resiste a crisi e tensioni: in occasione di Ognissanti e della Commemorazione dei defunti, quasi due italiani su tre scelgono di omaggiare i propri cari con un dono floreale. Un gesto d’amore che si traduce in un mercato enorme: per quest’anno si stima l’acquisto di circa 10 milioni di crisantemi, tra fiori recisi e piante coltivate in vaso.
Nonostante il crisantemo rimanga il simbolo indiscusso della ricorrenza, apprezzato per la sua resistenza e la lunga durata ornamentale, le preferenze dei consumatori stanno cambiando. Accanto al classico fiore autunnale, cresce la richiesta di varietà alternative come Lilium, gerbere, anthurium e ciclamini. I consumatori cercano composizioni sempre più personalizzate, differenziandole per colori, forme e caratteristiche, pur mantenendo il crisantemo al centro del rito.
Clima e prezzi: cosa succede al mercato
La produzione di crisantemi ha dovuto affrontare quest’anno alcune difficoltà legate ai cambiamenti climatici, che hanno condizionato l’attività dei produttori. Tuttavia, nonostante le criticità, i prezzi all’origine pagati ai floricoltori hanno registrato variazioni minime: nell’ultima settimana di ottobre sono aumentati appena dello 0,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, mantenendosi di fatto stabili.
La coltivazione richiede una precisione estrema. Per far sbocciare i fiori esattamente in tempo per il 2 novembre, i floricoltori devono programmare le fioriture dosando con esattezza le ore di luce e di buio, utilizzando anche sistemi di copertura. Si tratta di una delle tecniche più complesse dell’intero comparto florovivaistico italiano.
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Dove si coltivano i crisantemi
La produzione italiana presenta una distribuzione territoriale ben precisa. I crisantemi in vaso provengono principalmente dalle regioni del Nord e del Centro: Liguria, Toscana, Piemonte, Veneto, Lombardia e Friuli. Per quanto riguarda i fiori recisi, invece, la produzione si concentra nelle regioni del Centro-Sud, in particolare in Sicilia, Puglia, Campania, Calabria e Lazio.
Sul fronte delle varietà, l’offerta è vastissima. Si passa dai crisantemi a pon pon a quelli a fiore grande, fino alle varietà ad anemone, a margherita e spider, con uno o più fiori per stelo. Sono molto richieste anche le piante in ciotola, nella classica forma a cuscino rotondo. I colori spaziano dai tradizionali bianco e giallo a tonalità più ricercate come il viola intenso, il prugna e i colori caldi e bruciati.
Un settore da 3,5 miliardi di euro
Dietro la disponibilità di questi fiori c’è un comparto produttivo di rilevanza strategica per l’agricoltura italiana. Nel 2025 il valore della produzione florovivaistica nazionale ha superato i 3,5 miliardi di euro, suddivisi tra circa 1,9 miliardi legati al vivaismo e 1,6 miliardi riconducibili alla floricoltura.
A livello nazionale, il settore conta circa 19.000 imprese distribuite su una superficie produttiva di 30.000 ettari. Numeri che confermano come la ricorrenza del 2 novembre non sia soltanto un momento di raccoglimento e ricordo, ma anche un appuntamento economico fondamentale per migliaia di aziende agricole italiane, custodi di competenze tecniche, specializzazione produttiva e tradizioni culturali.

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