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Trattori sul Gargano: “Olio a 4 euro, lavoriamo in perdita”

Centinaia di trattori a Carpino contro il crollo dei prezzi dell'olio: gli olivicoltori denunciano costi insostenibili e minacciano di lasciare le olive sugli alberi.

Olio Nuovo appena spremuto

Centinaia di trattori hanno invaso all’alba le strade di Carpino, nel cuore del Gargano, per denunciare una crisi che rischia di travolgere l’intero comparto olivicolo. La protesta, scattata questa mattina, 12 ottobre, è il grido disperato di agricoltori esasperati dal crollo delle quotazioni dell’olio extravergine d’oliva all’ingrosso e dall’aumento insostenibile dei costi di produzione. Da diversi centri del promontorio sono accorsi produttori accomunati dalla stessa paura: continuare a raccogliere le olive potrebbe non essere più economicamente sostenibile.

“Non se ne può più”, ripetono gli olivicoltori garganici, mentre la campagna olearia è appena iniziata e per centinaia di aziende agricole il rischio è chiudere la stagione con perdite pesantissime. I mezzi agricoli hanno attraversato le principali arterie di accesso a Carpino, uno dei centri più importanti della produzione olearia pugliese, per richiamare l’attenzione delle istituzioni su una situazione giudicata ormai insostenibile.

Al centro della protesta c’è il prezzo riconosciuto ai produttori per l’olio extravergine d’oliva, che secondo gli agricoltori si aggira attorno ai 4 euro all’ingrosso. Una cifra ritenuta assolutamente insufficiente a coprire le spese. “Vendere un olio d’eccellenza a 4 euro all’ingrosso significa svendere il nostro lavoro e la storia della nostra terra”, denunciano i manifestanti.

La contestazione riguarda anche il divario tra quanto incassano i produttori e i prezzi praticati nella grande distribuzione. “A queste condizioni stiamo lavorando in perdita netta. Chi compra all’ingrosso specula sul nostro reddito, mentre al supermercato i consumatori continuano a pagare l’olio a cifre elevate senza che un solo centesimo vada a chi la terra la coltiva davvero”.

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A rendere ancora più difficile la situazione è l’aumento generalizzato delle spese necessarie per portare a termine la raccolta. Il gasolio agricolo rappresenta una delle voci più pesanti: secondo quanto denunciato dai produttori, il carburante necessario per alimentare trattori, scuotitori e altre attrezzature meccaniche arriverebbe a incidere per oltre il 40% sui costi complessivi della raccolta.

A questo si aggiungono i rincari dell’energia elettrica, che hanno spinto anche i frantoi ad aumentare le tariffe per la molitura delle olive. Non va meglio sul fronte delle materie prime: concimi, prodotti fitosanitari, reti, cassette e attrezzature hanno subito aumenti che, sommati al costo della manodopera, rendono sempre più difficile garantire la sostenibilità economica delle aziende.

La prospettiva più preoccupante è quella di una rinuncia alla raccolta. Diversi agricoltori stanno valutando la possibilità di lasciare le olive sugli alberi, evitando di sostenere ulteriori spese che potrebbero aggravare le perdite. Una scelta estrema, che avrebbe ripercussioni non soltanto sulle singole aziende, ma sull’intera filiera produttiva del Gargano, dai lavoratori stagionali ai frantoi, fino alle attività collegate alla commercializzazione dell’olio. Per un territorio che ha costruito una parte importante della propria identità agricola sulla coltivazione dell’olivo, la crisi assume anche una dimensione sociale ed economica particolarmente rilevante.

Alla mobilitazione hanno partecipato anche rappresentanti delle istituzioni locali e regionali. Presenti il sindaco di Carpino Rocco Di Brina, l’assessore regionale Raffaele Piemontese e la consigliera regionale Rossella Falcone. La presenza degli amministratori ha rappresentato un primo momento di confronto con i produttori, che chiedono interventi urgenti per sostenere le aziende e fronteggiare la crisi dei prezzi. “Faremo il massimo per aiutare un comparto vitale per la nostra economia. La Regione è pronta a forme di aiuto, ora attendiamo il Governo”, è il messaggio arrivato durante la manifestazione. La richiesta è quella di misure concrete che consentano agli olivicoltori di affrontare la campagna senza accumulare ulteriori perdite e di ottenere una remunerazione adeguata alla qualità del prodotto.

La protesta di Carpino potrebbe rappresentare soltanto l’inizio di una mobilitazione più ampia. Il malcontento attraversa infatti diversi centri del Gargano, dove l’olivicoltura costituisce una delle principali risorse economiche. Il messaggio lanciato dai trattori è chiaro: senza interventi sui costi e senza prezzi sostenibili, il rischio è che una delle produzioni simbolo del territorio diventi un’attività che gli agricoltori non possono più permettersi.

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