Un nuovo test di laboratorio riaccende l’attenzione sulla presenza di metalli pesanti nella pasta. La rivista francese 60 Millions de Consommateurs ha analizzato 18 confezioni di spaghetti, tra cui referenze dei marchi italiani Barilla, De Cecco e Rummo, cercando cadmio, pesticidi e micotossine, ma valutando anche il profilo nutrizionale e la tenuta in cottura. Il risultato che ha fatto più discutere riguarda il cadmio, rilevato in gran parte dei campioni.
Va detto subito, però, che tutti i livelli riscontrati restano al di sotto dei limiti normativi europei: nessun prodotto analizzato è risultato fuori legge. Il punto sollevato dalla rivista non è quindi la singola porzione di spaghetti, ma l’esposizione ripetuta nel tempo a un contaminante che tende ad accumularsi nell’organismo, e le differenze anche marcate tra un prodotto e l’altro.
Perché il cadmio finisce nella pasta
Il cadmio è un metallo pesante classificato come cancerogeno, mutageno e tossico per la riproduzione. Può essere presente naturalmente nei terreni e raggiungere gli alimenti attraverso le colture. Secondo l’agenzia francese ANSES, citata dalla rivista, per chi non fuma l’alimentazione rappresenta la principale fonte di esposizione, arrivando a spiegare fino al 98% dell’esposizione totale. Tra gli alimenti coinvolti ci sono pane, riso e pasta.
La ragione per cui il grano duro è particolarmente interessato sta nella capacità della pianta di assorbire l’elemento dal suolo: il gruppo di monitoraggio francese ha rilevato nel grano duro un contenuto medio di 0,056 mg/kg, contro circa 0,034 mg/kg nel grano tenero. Il limite europeo per il grano è di 0,18 mg/kg, quindi ampiamente rispettato. Un fattore chiave è la struttura del chicco: il cadmio tende ad accumularsi negli strati più esterni del cereale, che la raffinazione elimina in parte ma che restano nella farina integrale. Per questo la pasta integrale può presentare valori più alti.
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Chi segue una dieta ricca di cereali integrali, un tema che abbiamo approfondito anche parlando di agricoltura biologica e come riconoscerla, dovrebbe sapere che “integrale” non significa automaticamente “esente da contaminanti”.
I risultati degli spaghetti italiani
Il valore più elevato di cadmio è stato rilevato negli spaghetti integrali Barilla, con 0,071 mg/kg, giudizio molto negativo su questo parametro. Il quadro cambia però se si guarda al punteggio complessivo. Gli spaghetti Barilla Protein+ hanno conquistato 15,2/20, una delle posizioni migliori del test, con giudizio molto positivo sul cadmio e un profilo nutrizionale spinto sulle proteine.
Gli spaghetti De Cecco n. 12 si sono fermati a 14,2/20, nella parte alta della classifica generale, ma con un giudizio negativo proprio sul cadmio.
Gli spaghetti Rummo senza glutine n. 3 hanno totalizzato 14,2/20, con giudizio negativo sul cadmio e la segnalazione della presenza di arsenico. I Barilla senza glutine, infine, hanno ottenuto 11,9/20 ma un giudizio molto buono sul cadmio. Come si vede, all’interno dello stesso marchio i risultati variano sensibilmente da referenza a referenza.
Cosa significa per chi mangia pasta ogni giorno
La rivista propone un esempio concreto: un bambino di circa 12 anni, del peso di 40 kg, che consumasse cinque porzioni settimanali da 60 grammi di pasta secca con il livello di cadmio degli spaghetti integrali Barilla arriverebbe a circa 21 microgrammi di cadmio a settimana. Si tratta di oltre un quinto della dose settimanale tollerabile indicata dall’autorità europea. Il dato non va letto come una soglia oltre la quale la pasta diventa pericolosa: la pasta è solo una delle possibili fonti alimentari di cadmio e l’esposizione complessiva dipende dall’insieme della dieta.
Sul fronte pesticidi, invece, arrivano buone notizie: su 728 molecole ricercate, circa due terzi della pasta non presentava residui rilevabili, indipendentemente dal fatto che fosse convenzionale, integrale, biologica o senza glutine. Le paste italiane hanno ottenuto il voto più alto proprio su questo parametro. In alcuni campioni sono state trovate più sostanze contemporaneamente, tra cui piperonil butossido, deltametrina e clopiralid, ma sempre sotto i limiti massimi consentiti. Anche le micotossine non hanno mostrato una situazione allarmante.
Come orientarsi tra gli scaffali
Il messaggio del test non è “smettete di mangiare pasta”, ma “guardate oltre l’etichetta e la marca”. Un prodotto integrale può avere più fibre e più cadmio; uno senza glutine può avere un profilo diverso a seconda del marchio; una referenza dello stesso produttore può comportarsi in modo opposto a un’altra. Per chi vuole ridurre l’esposizione, la varietà resta la strategia più semplice: alternare cereali e formati, non concentrare tutto su un’unica referenza, leggere le etichette.
E ricordare che il cadmio nei terreni è un tema agricolo prima che alimentare, legato a pratiche colturali, qualità dei suoli e filiere controllate. Chi coltiva il proprio orto può orientarsi con la nostra guida su differenze tra seminare e piantare per capire come gestire al meglio il terreno. Il test francese conferma una cosa: la trasparenza sui contaminanti, referenza per referenza, è oggi il vero terreno di confronto tra i marchi.
Fonte: GreenMe



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