L’Italia supera per la prima volta la soglia del 20% di superficie agricola coltivata a biologico. Secondo il Rapporto SDGs 2026 dell’Istat, nel 2024 la quota ha raggiunto il 20,5% della superficie agricola utilizzata, con un incremento di 0,7 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Un traguardo che avvicina il Paese all’obiettivo europeo del 25% entro il 2030, ma che convive con un’altra percentuale meno rassicurante: il 20,8% degli occupati in agricoltura, silvicoltura e pesca risulta non regolare nel 2023.
Il dato sul biologico colloca l’Italia tra i Paesi europei con la maggiore incidenza di coltivazioni sostenibili. La crescita, però, non è uniforme lungo la Penisola: il Centro registra il 27,7% di superficie biologica (in calo di quasi due punti), il Sud il 26,6% (in aumento di 2,5 punti). La Valle d’Aosta guida la classifica regionale con il 52,7%, seguita da Toscana, Campania e Calabria tra il 30 e il 40%. Nel Nord, invece, le percentuali restano più contenute, soprattutto nelle aree di agricoltura intensiva.
Oggi Amazon è pieno di offerte.
Scopri le occasioni più convenienti prima che i prezzi cambino.
Verso l’obiettivo Ue del 25%
Il superamento della soglia del 20% ha un valore concreto: l’Unione europea punta a portare almeno il 25% dei terreni agricoli comunitari al biologico entro il 2030. L’Italia, con il 20,5%, ha già coperto buona parte del percorso, ma gli ultimi cinque punti potrebbero essere i più difficili da conquistare. Il Piano d’azione per la produzione biologica della Ue non fissa quote obbligatorie per i singoli Stati, ma indica una direzione comune.
Il biologico, tuttavia, non è l’unico indicatore di sostenibilità. La certificazione riguarda un metodo produttivo, mentre la sostenibilità ambientale comprende anche consumo d’acqua, protezione del suolo, uso di fertilizzanti e pesticidi, emissioni e biodiversità. Per questo l’Istat, nel 2025, ha condotto una prima indagine multiscopo su 42 mila aziende agricole, rappresentative di circa 1,1 milioni di imprese attive nel 2024. Sono state analizzate nove pratiche ambientali basate sui criteri FAO.
Pubblicità
La sostenibilità va oltre il bio
I risultati dell’indagine mostrano che il 70,3% della superficie agricola italiana è gestito da aziende che adottano almeno una pratica sostenibile, ma solo il 6% è classificato ad alta sostenibilità. Le dimensioni aziendali fanno la differenza: tra le aziende con più di 50 ettari, l’80% della superficie adotta pratiche sostenibili; tra quelle sotto i dieci ettari, la quota scende al 58,6%. Le azioni più diffuse sono la riduzione di pesticidi e fertilizzanti (quasi il 45% della superficie), mentre l’uso efficiente dell’acqua si ferma al 14,9% e il carbon farming al 4,1%.
Questi numeri confermano che la transizione ecologica in agricoltura procede a velocità diverse. Per approfondire come le nuove tecnologie possano aiutare gli agricoltori a monitorare e migliorare le proprie pratiche, si può leggere l’articolo su Agricoltura italiana hub innovazione: modello Hub & Spoke Agea.
Un lavoratore su cinque irregolare
Il Rapporto SDGs registra un arretramento sul fronte del lavoro. Nel 2023 la quota di occupati non regolari in agricoltura è salita al 20,8%, con un aumento di 0,6 punti rispetto all’anno precedente. Nel Mezzogiorno il tasso raggiunge il 27,9%, con punte del 33,3% in Sicilia. Al Centro, l’incidenza è passata dal 15% del 2013 al 18,4% del 2023, con il Lazio oltre il 30%. Queste percentuali comprendono situazioni di mancato rispetto di obblighi fiscali, contributivi o contrattuali, ma non coincidono necessariamente con casi di caporalato.
Non mancano segnali positivi: nel 2024 le emissioni di ammoniaca agricola sono diminuite del 6,1% e la distribuzione di fertilizzanti si è ridotta di circa il 10%. La quantità di prodotti fitosanitari distribuiti è aumentata dell’1%, ma la tendenza di medio periodo resta lentamente discendente. Per chi volesse approfondire le pratiche sostenibili nel proprio orto, può essere utile consultare la guida su I 7 errori che si commettono nell’orto.
L’Italia ha quindi superato una soglia storica, ma il cammino verso un’agricoltura davvero sostenibile è ancora in salita. Il prossimo appuntamento sarà monitorare se la crescita del biologico riuscirà a trascinare con sé anche il miglioramento delle condizioni di lavoro e delle pratiche ambientali nel loro complesso.

Partecipa alla discussione