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Frantoiani in allarme: senza correttivi, a rischio il ritiro delle olive

Depositi saturi, prezzi crollati e liquidità bloccata mettono a rischio il ritiro delle olive. Le associazioni dei frantoiani chiedono un tavolo di crisi al Governo.

olio di oliva

La nuova campagna olearia rischia di aprirsi con un paradosso senza precedenti: olive pronte sugli alberi e frantoi impossibilitati a ritirarle. A lanciare l’allarme è un fronte unitario delle principali associazioni dei frantoiani, Aifo, Foa Italia, Assofrantoi, Cna agroalimentare e Confartigianato frantoi, che in un documento inviato al ministero dell’Agricoltura e alle Regioni denunciano una situazione definita “drammatica”. Depositi ancora pieni di olio invenduto della scorsa campagna, capitali immobilizzati e prezzi crollati dopo gli acquisti record mettono a rischio la capacità degli impianti di ritirare e pagare le olive della prossima raccolta. Senza interventi urgenti, l’intera filiera olivicola potrebbe subire un colpo durissimo.

Depositi pieni e capitali immobilizzati

Il problema nasce dalla campagna commerciale precedente. I frantoiani avevano acquistato olive e olio quando le quotazioni all’ingrosso toccavano punte di 9-10 euro/kg. Oggi i prezzi sono crollati, e gran parte del prodotto stoccato vale meno del costo di acquisto. Le aziende si trovano di fronte a un bivio: vendere in perdita o tenere il prodotto in magazzino, accumulando costi finanziari. Nel frattempo, i depositi sono saturi e non c’è spazio per la nuova produzione. Il capitale resta bloccato nelle giacenze, impedendo di recuperare la liquidità necessaria per pagare la materia prima fresca. Le associazioni parlano di un rischio concreto che molti frantoi non siano nelle condizioni economiche di ritirare le olive, con ricadute immediate sugli olivicoltori, che rimarrebbero senza il principale sbocco commerciale.

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Alla crisi di prezzo si aggiungono i costi di produzione in aumento: energia elettrica, trasporti, logistica e gestione dei sottoprodotti (sansa bifasica e acque di vegetazione) pesano sempre di più sui bilanci. I margini si assottigliano, mentre l’accesso al credito resta difficoltoso. Le associazioni denunciano anche l’esclusione dai tavoli istituzionali: il Tavolo Olio convocato dal Masaf il 14 luglio scorso non ha coinvolto i rappresentanti dei frantoiani, nonostante siano loro a sostenere il rischio finanziario della commercializzazione. Da qui la richiesta di un tavolo di crisi urgente alla presenza del ministro Francesco Lollobrigida e degli assessori regionali, per individuare strumenti straordinari. Tra le proposte, una moratoria sulle esposizioni bancarie dei frantoi, già avanzata nei mesi scorsi all’ABI.

Il paradosso dei tempi di pagamento

L’emergenza fa emergere una contraddizione normativa. Il decreto legislativo 198/2021, che recepisce la direttiva europea contro le pratiche commerciali sleali, impone il pagamento dei prodotti agricoli deperibili entro 30 giorni. Un principio giusto, nato per tutelare gli olivicoltori. Ma nelle condizioni attuali, molti frantoi rischiano di non riuscire a rispettarlo. Il paradosso è evidente: per non violare la legge, un frantoio senza liquidità potrebbe scegliere di non ritirare affatto le olive. Così una norma pensata per proteggere il produttore si trasformerebbe in un boomerang, lasciando i campi senza acquirenti. Il problema non è la legge in sé, ma la mancanza di strumenti finanziari, credito agevolato, garanzie pubbliche e gestione delle giacenze che ne rendano possibile l’applicazione anche in periodi di crisi.

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Le richieste al Governo

Il documento unitario chiede al ministro Lollobrigida un confronto immediato per evitare il blocco dei ritiri. Le associazioni sollecitano misure straordinarie che vadano oltre gli ordinari ammortizzatori, inclusa una moratoria bancaria e un sostegno alla liquidità. Senza questi interventi, la campagna olearia 2025/2026 potrebbe iniziare con un paradosso: olive sugli alberi e frantoi fermi, con danni incalcolabili per l’intera filiera, dalla raccolta alla trasformazione fino all’export. La partita è aperta, e il tempo stringe.

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