Il Giappone ha risposto al caldo estremo con una soluzione che sembra uscita da un manga: una cabina refrigerata per esseri umani. Si chiama Dohiemon Box, è stata lanciata il 1° aprile 2026 da Trusco Nakayama, azienda specializzata in utensili professionali, e prodotta da SDRS, società di refrigerazione commerciale. Destinato a cantieri, fabbriche ed eventi all’aperto, il dispositivo è già stato soprannominato “frigorifero per umani”. L’idea è semplice: entrare, sedersi e lasciarsi avvolgere da un flusso d’aria a circa 5 °C per venti minuti, il tempo massimo per evitare un raffreddamento eccessivo.
Il Dohiemon Box non è un elettrodomestico da salotto, ma un’attrezzatura pensata per la sicurezza sul lavoro. Con l’aggravarsi delle ondate di calore, anche in Italia si parla sempre più spesso di misure preventive, come spiegato nell’articolo dedicato all’anticiclone africano che sta colpendo il Mediterraneo. In Giappone, dal giugno 2025, le norme sulla prevenzione dei colpi di calore nei luoghi di lavoro sono state rafforzate: le aziende devono segnalare i sintomi, interrompere le attività e raffreddare i lavoratori. Il box rientra in questo quadro, come strumento di raffreddamento rapido, ma non sostituisce le procedure di emergenza.
Come funziona il Dohiemon Box
La cabina è alta poco più di due metri, larga 93 centimetri e profonda 1,20 metri. Pesa 293 chilogrammi e può ospitare una sola persona (portata massima 150 kg). È dotata di ruote per essere spostata, ma la definizione “portatile” va presa con cautela. All’interno, la temperatura è mantenuta intorno ai 15 °C, mentre il getto d’aria diretto può scendere a 5 °C. Tre livelli di regolazione consentono di personalizzare flusso e temperatura. La porta in acrilico si apre spingendola dall’interno, garantendo visibilità e sicurezza. Un timer spegne automaticamente il sistema dopo 20 minuti, evitando rischi di ipotermia.
L’alimentazione è monofase a 100 volt (standard giapponese) e non richiede installazioni particolari, ma occorre lasciare almeno 20 centimetri liberi sui lati e sul retro per lo smaltimento del calore. La certificazione IPX3 lo protegge dalla pioggia, ma la resistenza alla polvere non è stata testata: un dettaglio importante per l’uso in cantieri polverosi.
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Secondo il produttore, con una temperatura esterna di 35 °C il consumo è di appena 0,51 kWh, con un costo orario di circa 15,8 yen (circa 0,10 euro), il 48% in meno rispetto a un climatizzatore portatile. Il confronto, tuttavia, va letto con cautela: il condizionatore raffredda un ambiente, mentre il box concentra l’aria fredda su una singola persona seduta. Il prezzo, invece, è decisamente industriale: 1,5 milioni di yen (circa 8.050 euro al cambio BCE del 28 luglio 2026), tasse escluse. Una cifra che lo rende accessibile solo a imprese ed enti pubblici.
Perché arriva ora: la normativa giapponese sul caldo
Dal 1° giugno 2025, il Giappone ha inasprite le norme sulla prevenzione delle malattie da calore nei luoghi di lavoro. Le aziende sono obbligate a predisporre sistemi di segnalazione dei sintomi, procedure operative e formazione dei lavoratori. In caso di sospetto colpo di calore, le misure includono l’interruzione dell’attività, il raffreddamento del corpo e, se necessario, l’intervento medico. Il Dohiemon Box si inserisce in questo contesto come strumento di primo raffreddamento. Il primo uso pubblico documentato risale al 25 maggio 2026 nel municipio di Maebashi, prefettura di Gunma, dove la cabina è stata installata nell’atrio a disposizione di dipendenti e cittadini. Un segnale concreto di come la tecnologia possa affiancare le misure organizzative contro il caldo estremo.
In conclusione, il Dohiemon Box non è una trovata bizzarra, ma una risposta pragmatica a un problema sempre più urgente. Con il cambiamento climatico che rende le ondate di calore più frequenti e intense, soluzioni simili potrebbero presto fare capolino anche nei luoghi di lavoro europei. Per ora, però, resta un prodotto di nicchia, costoso e pensato per un contesto normativo e climatico molto specifico.





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