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Crisi dei cereali, gli esperti: servono innovazione e reti d’impresa

La cerealicoltura italiana vive una fase critica: gli esperti indicano innovazione e reti d'impresa come vie d'uscita.

Campo

La cerealicoltura italiana vive una fase critica, tra calo delle superfici, rese stagnanti e concorrenza internazionale. A lanciare l’allarme sono tre esperti del settore – Dario Frisio, Amedeo Reyneri e Cesare Soldi – intervenuti su L’Informatore Agrario. Il quadro che emerge è quello di un comparto che ha accumulato ritardi strutturali, a partire dalla mancata innovazione e dalla dimensione media delle aziende troppo ridotta per sfruttare le nuove tecnologie. Il mais è il cereale più in difficoltà, con superfici dimezzate in 15 anni e una produzione 2023 stimata in calo del 10%. Le soluzioni proposte vanno dal potenziamento dei contratti di filiera al sostegno alle nuove tecniche genomiche, passando per un ripensamento delle reti d’impresa.

Le cause strutturali secondo Frisio

Il professor Dario Frisio, economista agrario dell’Università di Milano, attribuisce la crisi a un blocco sistematico dell’innovazione. “La dimensione media delle aziende è troppo piccola per accedere ai vantaggi dell’Information Technology e dell’agricoltura di precisione“, spiega. Per superare questo limite, Frisio propone di rilanciare le reti d’impresa, più flessibili delle cooperative, per condividere dati e tecnologie come i droni. Il nodo centrale, però, è il miglioramento genetico: “Il confronto con la Spagna è impietoso: nel 1996 producevano 15-20 quintali per ettaro in meno, oggi ne producono 15-20 in più, grazie alla scelta a favore della tecnologia”. Secondo Frisio, la rinuncia alle nuove varietà – come il frumento resistente alla siccità HB4 già coltivato in Argentina – ha creato un danno economico enorme, che per il mais vale 700-800 euro in meno per ettaro.

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Mais, il cereale più colpito: calo superfici e rese

Il professor Amedeo Reyneri, agronomo dell’Università di Torino, conferma la gravità della situazione maidicola. “Fino a 15 anni fa il mais godeva di un aiuto accoppiato. Venuta meno quella misura, la superficie si è dimezzata”, spiega. A ciò si aggiungono gli effetti del cambiamento climatico: le temperature estreme hanno colpito la coltura in fase fenologica delicata, causando aborti fiorali e spighe vuote. Le rese in coltura asciutta sono in buona parte perdute, mentre nei bacini irrigui i turni non hanno retto. Il rischio micotossine è altissimo. Cesare Soldi, presidente dell’Associazione maiscoltori italiani, aggiunge che la campagna 2023 si è aperta con un calo del 5% delle superfici seminate e stima una flessione produttiva vicina al 10%. “Non è una congiuntura passeggera, ma l’espressione di una crisi strutturale profonda”, avverte.

Le proposte per il rilancio

Per invertire la tendenza, Soldi traccia un Piano Mais basato su quattro pilastri. Il primo è il potenziamento dei contratti di filiera, eliminando i vincoli attuali (limite de minimis, superficie massima 50 ettari, obbligo incrementale). Il secondo prevede un sostegno accoppiato specifico per il mais da granella. Il terzo è l’istituzione di un Fondo di filiera dop per valorizzare la materia prima destinata alle eccellenze zootecniche italiane. Il quarto è il sostegno all’innovazione genetica, puntando sulle Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA).

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Sia Frisio che Reyneri sottolineano l’urgenza di superare l’ostracismo ideologico verso il miglioramento genetico: “Trasferire un gene del girasole nel frumento non è pericoloso”, afferma Frisio, ricordando che il triticale è un’ibridazione naturale. Reyneri, tuttavia, segnala un paradosso: il mais è stato escluso dai finanziamenti nazionali per la ricerca TEA, ritenuto già coperto dall’innovazione internazionale. “È una scelta politica che non tiene conto delle esigenze italiane”, commenta. Nel frattempo, il settore guarda con preoccupazione al futuro, consapevole che senza un cambio di passo la cerealicoltura nazionale rischia di perdere ulteriore competitività. Per approfondire le opportunità legate all’innovazione in agricoltura, leggi l’articolo su Agricoltura italiana hub innovazione: modello Hub & Spoke Agea.

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