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Sole: segnale radio acceso 19 giorni, un record per la scienza

Un segnale radio solare di tipo IV è durato 19 giorni, quadruplicando il record. Scopri come gli scienziati hanno ricostruito l'evento e cosa significa per il meteo spaziale.

Sole: segnale radio acceso 19 giorni, un record per la scienza — Astronomia | AgriVivo.it

Nell’agosto 2025, il Sole ha prodotto un evento radio senza precedenti: un burst di tipo IV è rimasto acceso per ben 19 giorni, quasi quadruplicando il record precedente di circa 5 giorni. Il segnale, rilevato da diverse sonde spaziali, ha sfidato le conoscenze attuali sulla fisica solare, costringendo gli scienziati a ricostruire l’evento attraverso una complessa staffetta di osservazioni. Il lavoro, pubblicato su The Astrophysical Journal Letters nel 2026, getta nuova luce sui meccanismi di confinamento delle particelle energetiche nella corona solare e offre spunti importanti per il Meteo spaziale.

Un segnale lungo 19 giorni che ha sfidato gli osservatori

La durata eccezionale del burst ha creato un problema pratico: la rotazione solare faceva sì che la sorgente entrasse e uscisse dal campo visivo di ogni singolo osservatore. Per ricostruire l’intero evento, i ricercatori hanno combinato i dati di Parker Solar Probe, Wind, STEREO e Solar Orbiter (missione ESA/NASA). Ogni veicolo ha coperto una finestra temporale, mentre la rotazione spostava la sorgente da un punto all’altro. È emerso che il segnale si muoveva insieme al Sole, suggerendo una struttura unica e stabile, non una serie di fiammate indipendenti. Il burst radio solare di tipo IV è legato a elettroni energetici intrappolati in grandi archi magnetici: la novità è che qui la trappola è rimasta attiva per settimane.

La trappola magnetica e le tre eruzioni di supporto

Gli scienziati hanno localizzato l’origine del segnale in una helmet streamer, una struttura magnetica a forma di arco appuntito visibile durante le eclissi. Queste regioni si formano dove campi magnetici opposti si incontrano, creando anelli chiusi in grado di confinare il plasma. Per spiegare la durata di 19 giorni, il team ha individuato tre espulsioni di massa coronale (CME) partite dalla stessa area nelle settimane del burst. Queste eruzioni potrebbero aver rifornito la struttura magnetica di nuovi elettroni energetici, creando un corotating electron reservoir (serbatoio di elettroni che ruota con il Sole). Il meccanismo di ricarica è plausibile, ma resta da chiarire come la trappola abbia mantenuto stabilità per così tanto tempo. Lo studio stesso riconosce che la persistenza del confinamento è il punto più ostinato.

Lezioni per il meteo spaziale e l’attività solare

Un aspetto pratico di questa scoperta riguarda le distorsioni delle onde radio nella corona. Il burst appariva largo circa 20 gradi, ma la dimensione reale della sorgente era probabilmente 60 volte più piccola, a causa degli effetti di propagazione. Per chi monitora l’attività solare, questo errore è critico: confondere una sorgente compatta con una estesa può portare a stime sbagliate delle regioni attive. Con il Sole che si avvicina al picco del suo ciclo undecennale, Eventi di lunga durata diventano più frequenti. Capire dove nascono i segnali e quanto siano grandi realmente è essenziale per proteggere satelliti, comunicazioni e astronauti. Questo caso dimostra che il meteo spaziale richiede una correzione accurata delle osservazioni radio per evitare false impressioni.

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Il segnale, pur non rappresentando un pericolo diretto sulla Terra, ha mostrato che la corona solare può trattenere energia per periodi molto più lunghi del previsto. Per il team di ricerca, il prossimo passo è comprendere il meccanismo di confinamento stabile e sviluppare modelli che lo riproducano. Mentre il Sole continua a emettere onde radio, gli scienziati lo ascoltano con orecchie sempre più raffinate.

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