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Gen Z: ansia climatica, lavoro precario e politica sorda

Indagine su 3mila studenti: 81,5% si sente inascoltato. Il 34% dei giovani pensa di andare all'estero. Tra ansia climatica e precarietà.

Gen Z: ansia climatica, lavoro precario e politica sorda — Costume & Società | AgriVivo.it

Basta ascoltare una conversazione tra adolescenti per cogliere un disagio diffuso: la leggerezza dei diciotto anni oggi ha un rumore diverso. Tra concorsi già saturi, l’estero come piano B e uno schermo che mostra guerra, alluvioni e crisi dei prezzi, la Generazione Z cresce in una miscela esplosiva. Un’indagine del Forum Disuguaglianze e Diversità su circa 3.000 studenti tra i 17 e i 19 anni in 21 scuole italiane fotografa una realtà netta: in cima alle preoccupazioni ci sono la mancanza di lavoro, la guerra, i diritti delle persone e lo scarso peso della voce dei giovani. Il dato più graffiante? L’81,5% pensa che la propria voce non conti nelle decisioni importanti.

Il peso del futuro: lavoro e fuga all’estero

La paura del futuro non è un’etichetta astratta. I numeri dell’ISTAT parlano chiaro: tra gli 11 e i 19 anni, un ragazzo su tre dichiara di avere paura del futuro e il 34% vorrebbe vivere all’estero. Il lavoro è il primo mattone storto: a marzo 2026 il tasso di disoccupazione giovanile è salito al 18,1%, mentre quello generale è sceso al 5,2%. La precarietà si traduce in contratti brevi, tirocini infiniti, affitti che mangiano metà stipendio. La retorica del merito suona vuota in un Paese dove nascere nella famiglia giusta pesa ancora moltissimo.

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Ansia climatica e guerre: una pressione quotidiana

Il Clima pesa in modo silenzioso ma profondo. Secondo dati ISTAT ripresi da UNICEF Italia, il 70,3% dei ragazzi tra 14 e 19 anni è preoccupato per i cambiamenti climatici. Il sondaggio UNICEF-YouTrend rivela che il 22% degli italiani riconosce la propria esperienza come compatibile con l’ecoansia, con sintomi fisici (7%) e psicologici (9%) settimanali. Anche la guerra è tornata nel lessico quotidiano, alimentata da notifiche, bollette e parole come riarmo e confini. L’OCSE, nel rapporto 2026 sulla Salute mentale under 25, parla di un peggioramento diffuso, aggravato dalla pandemia e da pressioni che si rafforzano tra loro.

La politica non ascolta: l’81,5% si sente ignorato

Il dato europeo allarga la scena. Nel Youth Survey 2024 del Parlamento europeo su oltre 25.000 giovani, le priorità sono costo della vita (40%), ambiente (33%) e lavoro (31%). In Italia, l’ambiente arriva al 46%, il lavoro al 38%. L’81,5% che sente di non contare non descrive una generazione svogliata, ma un patto logorato. La politica, quando parla ai giovani, usa due registri opposti: l’incoraggiamento da palco o il rimprovero. Come se bastasse stare dritti sulla sedia mentre il pavimento si inclina.

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La richiesta della Gen Z: non compatimento, ma azione

La Gen Z non chiede di essere compatita: chiede di smetterla con le prediche a costo zero. Perché a forza di dire ai ragazzi che devono credere nel futuro, qualcuno dovrebbe almeno evitare di consegnarglielo già ammaccato. Serve ascolto vero, politiche concrete e un mercato del lavoro che offra prospettive. Altrimenti, quella fuga – fisica o mentale – diventerà l’unica risposta possibile.

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